mercoledì 23 luglio 2008

L'ombra massonica dietro il nazionalismo italiano

Dopo la vittoria al mondiale di calcio il rigurgito di nazionalismo italiota ha riportato in auge i relitti dell’educazione civica fascio-risorgimentale: gli ammuffiti tricolori, che da tanti anni giacevano in cassetti dimenticati alla mercè delle camole, sono riapparsi sventolanti e i giovani discotecari del sabato sera hanno imparato persino la prima strofa dell’inno, magari interrogandosi, col contegno ottuso del calciodipendente, su chi fossero “Scipio” e “Ferruccio”! Capisco benissimo come i sentimenti nazionali travalichino gli angusti ambulacri della ragione ma dovremmo tutti essere coscienti del significato dei segni che usiamo e della parole che pronunciamo; è evidente infatti come il verde del tricolore italiota, ben lungi da rappresentare la speranza, sia il colore della massoneria, principale artefice dell’unificazione italiana, e come l’incipit “Fratelli d’Italia” indichi la fratellanza delle logge, in cui era ben addentro il framassone Goffredo Mameli.

D’altra parte è innegabile come il Risorgimento, esportazione dei principi della Rivoluzione francese sul suolo italiano, sia stato principalmente opera della massoneria, chiarendo però come parlare di massoneria al singolare non dia ragione di un fenomeno molto più complesso che vede spesso conflitti tra diverse logge, se non all’interno della stessa loggia; comunque tale opera occulta e sotterranea, svelata negli ultimi anni da studiosi quali la Pellicciari e orgogliosamente ostentata dagli odierni massoni, riguardò sia il piano organizzativo, quale il reperimento di risorse economiche e la cooptazione di uomini, che i principi ideali posti alla base dell’opera di costruzione italiana e di distruzione degli antichi regimi.

In questo ultimo senso è assolutamente necessario rimarcare come la stessa idea moderna di nazione, cioè quello che viene definito nazionalismo, trovò un eccezionale tramite di diffusione e amplificazione in epoca romantica da parte della massoneria: alla base delle rivendicazioni nazionali dei paesi europei, soprattutto contro l’impero asburgico, vi fu un’intesa attività propagandistica delle logge locali; il punto non sta tanto nel determinare quanto legittime fossero tali aspirazioni, questione che andrebbe trattata caso per caso, ma quanto genuine, cioè quanto sentite veramente dal popolo, e soprattutto indagare se la massoneria sostenne con simpatia i nazionalismi oppure se li adoperò per finalità ulteriori. A tal proposito il nazionalismo italiano si configura, dalla genesi fino alla realizzazione delle sue brame, come un adeguato campo di studio dell’operare massonico contro le monarchie dell’Ancient Regime.

La storiografia romantica, diffusa dall’educazione scolastica italiana, ci ha infatti imposto la visione di un’identità italiana che si sviluppa linearmente e senza discontinuità dalla romanità sino ai giorni nostri, trascurando l’importanza del contributo del substrato preromano e addirittura eliminando l’apporto di altri popoli che hanno abitato la penisola, influendo sulla diversa identità dei popoli italiani (come bizantini, arabi, longobardi, normanni, ecc.). In base a questi principi i periodi della storia d’Italia vennero giudicati, e seguitano a venir giudicati, in base al grado d’unità politica della penisola (notevole preconcetto ideologico) e non alla prosperità, all’accordo popolare o ad altri fattori: proprio per questo la storia moderna italiana, cioè quella che segue la rottura della pace di Lodi (1494) fino ai primi barlumi di moti risorgimentali, non poteva che essere oggetto di valutazioni critiche negative.

Di fatto però il nazionalismo italiano, tenendo ben presente la distinzione tra l’idea medievale di nazione, ancora presente in Machiavelli, e quella moderna , nasce e si sviluppa fin dai suoi principi nelle logge massoniche, diffondendosi poi nel mondo culturale in epoca illuministica e giacobina senza però riuscire mai a penetrare nel popolo . Non solo l’idea d’Italia era ignota al sensus communis ma finanche il concetto di nazione non trovava spazio nella mente di chi era abituato a ragionare nei termini, non contraddittori ma complementari, di universalismo (cattolico e imperiale) e localismo comunitario; la patria difesa dagli insorgenti antigiacobini non era una terra dai confini tracciati sulla carta, bensì la terra dei padri, la terra in cui erano nati e cresciuti e nella quale avevano affetti e rapporti umani reali .

I prodromi del nazionalismo italiano si ritrovano, a detta di molti studiosi, nell’articolo del capodistriano Gian Rinaldo Carli, iniziato alla massoneria, scritto per Il Caffè nel 1765 in forma anonima col titolo La patria degli italiani; in questo scritto il Carli, nella figura di un ignoto che entra in un Caffè, si lamenta con un avventore, Alcibiade, che lo ha definito “forestiero” in quanto non milanese, esclamando: “Un italiano in Italia non è mai forestiero”. E’ evidente che il Carli dava per scontato un’identità italiana che in realtà non esisteva, in quanto essa era tale solo a livello letterario, dato che la lingua letteraria accettata sin dal ‘500 era il fiorentino, e geografico, poichè la penisola italiana è racchiusa entro confini naturali; questa identità non era però assolutamente sostenuta dal popolo che si sentiva legato ai suoi legittimi sovrani, dunque ben distante da qualsiasi idea di unità politica italiana e per giunta non utilizzava assolutamente il fiorentino letterario il quale, d’altra parte, non era nemmeno quello parlato dagli abitanti di Firenze nel XVIII secolo. Proprio per questo i primi diffusori dell’idea di italianità furono letterati, solitamente massoni e illuministi; fa eccezione ad esempio il noto Giuseppe Carpani, successore del Metastasio come poeta di corte a Vienna, il quale pur non negando una certa idea di nazione italiana considerava, in virtù del suo attaccamento agli Asburgo, l’unità politica un processo assai pernicioso. Ad ogni modo lo scritto del Carli nascondeva anche quel processo di affratellamento fra le varie logge massoniche in suolo italiano che incominciarono a diffondere queste idee attraverso le loro migliori penne. Tale era il gesuita mantovano Saverio Bettinelli, iniziato probabilmente alla loggia cremonese “La concordia”, il quale scrivendo il Risorgimento d’Italia negli studi, nelle arti e nei costumi dopo il Mille (1775) oltre a inaugurare una visione storiografica nella quale l’età comunale era sentita, in maniera assolutamente anacronistica, come affrancamento italiano dalla tutela straniera, utilizzò, translandone il significato, un termine religioso destinato ad avere un grande successo .

Il vento della rivoluzione francese amplificò la tematica del nazionalismo italiano consentendo ai giacobini italiani, già ben diffusi, di uscire dai loro club clandestini, che spesso erano in stretta connessione con le logge; questi erano convinti che il Bonaparte avrebbe portato l’unificazione e l’indipendenza italiana sulla punta delle baionette: speranza invero malriposta considerando i veri obbiettivi dei francesi sulla penisola, sintetizzabili nell’espressione del membro del direttorio Lazare Carnot “un limone da spremere”. Nonostante ciò i giacobini ebbero per la prima volta l’occasione di venir fuori dalle loro asfittiche riunioni e proclamare i loro ideali ad alta voce: tra questi è eminente il concetto di nazione italiana e la volontà di creare una repubblica italiana; uno dei più attivi patrioti del triennio giacobino (1796-99) fu Matteo Galdi, iniziato alla massoneria napoletana dal celebre maestro Caracciolo ma fuggito a Genova, il quale vergò il suo pensiero nello scritto Sulla necessità di stabilire una repubblica in Italia(1796).

Ben presto le chimeriche aspettative giacobine furono deluse dalla dura realtà dei fatti, infatti il Direttorio francese non aveva alcuna intenzione di trattare le varie entità statuali italiane come repubbliche sorelle bensì come utili sottoposte: non a caso nella breve vita della Repubblica Cisalpina i generali francesi dovettero “correggere” le decisioni dei riottosi consigli con frequenti colpi di Stato. La traumatica disillusione costrinse i patrioti italiani a ritornare a tramare nell’ombra: nella Repubblica Cisalpina prese vita un’oscura associazione nota come Società dei Raggi, con sede a Bologna e a Milano, la quale, sfruttando una complicata onomastica astrologico-solare, si prefiggeva di combattere i francesi per fondare una repubblica italiana; per quanto non si possa negare una certa derivazione massonica, evidente anche dalla terminologia solare, la Società dei Raggi secondo F.M.Agnoli era “senza giuramenti, senza iniziazioni, senza simboli, senza quelle grottesche cerimonie che costituivano i misteri della setta massonica” . Nonostante fosse arrivata ad assommare 30.000 linee, cioè membri, la Società dei Raggi andò incontro ad una rapida decadenza a causa di divergenze politiche interne seguite alla fondazione della Repubblica Italiana (1802). Ben più duratura fu invece l’esperienza della Carboneria la quale travalicò il confine cronologico del periodo napoleonico per continuare la sua esistenza nell’età della Restaurazione, fino a traghettare l’ideale di unificazione italiana alla generazione che l’avrebbe effettivamente realizzata. Sebbene le origini della carboneria siano sostanzialmente arcane non pare possibile dubitare dell’evidente derivazione massonica di tale organizzazione; questo è peraltro confermato dallo storico massone Giuseppe La Farina che ne parla nella sua Storia d’Italia (1851), come “figliuola della framassoneria” mentre un rapporto della polizia austriaca del 1820 la cita come “ società […] semi-massonica, e popolare, composta cioè nella maggior parte da popolo minuto” . Anche Pio VII, condannando la Carboneria al pari della Massoneria con la bolla “Ecclesiam a Iesu Christo” (1821), non sembra trovare distinzioni di sorta tra le due società anzi affermò chiaramente come “i Carbonari pretendono, erroneamente, di non essere compresi nelle Costituzioni di Clemente XII e Benedetto XIV”, cioè le due precedenti condanne della Massoneria.

Proprio dalla carboneria all’inizio dell’800 fuoriuscirono alcuni documenti che possono lasciare intendere come l’opera di unificazione italiana non fosse una generosa esplosione di un presunto sentimento nazionale, ma il simulacro dietro cui nascondere i reali obbiettivi massonici: la distruzione della Chiesa e della società cristiana. Questi documenti sono un epistolario e la cosiddetta Istruzione permanente ; nella lettera dell’11 giugno 1829 Felice scrive a Nubio (nomi di battaglia dei due carbonari): “L’indipendenza e l’unità d’Italia sono chimere. Pure queste chimere producono un certo effetto sopra le masse e sopra la bollente gioventù. Noi, caro Nubio, noi sappiamo quello che valgono questi principi. Sono palloni vuoti”. Quale sarebbe ordunque il vero scopo della carboneria e del progettato moto di liberazione italiana? Ci risponde l’Istruzione permanente: “Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l’annichilimento completo del cattolicesimo […] Noi abbiamo intrapreso la fabbrica della corruzione alla grande. Questa corruzione deve condurci al seppellimento della Chiesa Cattolica”. C’è altro da aggiungere?



Davide Canavesi
tratto da: "Il Cinghiale corazzato", numero 24, luglio-agosto 2008

domenica 20 luglio 2008

Ieri Notte Gialla a Cuneo:





Il concerto di ANTONELLO VENDITTI l'evento principale:









alcune foto della mia laurea:



venerdì 18 luglio 2008

Spreconi.it

Assolutamente da visitare il sito, curato da L'Espresso, www.spreconi.it. Una sorta di blog dove vengono evidenziate le spese più stravaganti dei nostri amministratori pubblici; di pochi giorni fa è l'articolo dedicato proprio al nostro Presidente ligure Claudio Burlando: http://www.spreconi.it/2008/07/blu-come-burlan.html

Attento Carroccio. Sul federalismo contano solo i fatti

Il presidente degli imprenditori padovani invoca riforme serie o “la nostra sarà secessione di fatto”. Sulla stessa considerazione Riccardo Illy ha addirittura scritto un libro titolandolo “Così perdiamo il Nord”, tanto per farlo capire anche a quelli che dei libri si fermano ai titoli. Qualcuno - per tranquillizzarsi - fa finta di credere che il soggetto della frase sia la sinistra, riducendo il tutto alla facile profezia di una batosta elettorale puntualmente arrivata. Analogo è il ragionamento di Marco Alfieri che quasi si rifugia dietro a un mantra antropologico: “Nord terra ostile”. A sinistra è tutto un nebbiogeno federalista: il Pd piemontese manda in giro un volantino, rigorosamente verde, pieno di lamentele per come il governo tratta il Nord. Ancora il Nord! I governatori delle maggiori regioni padane giocano a scavalchino per farsi vedere il più federalista di tutti. É un coro bypartisan che invoca autonomia e minaccia sfracelli: non nel senso che li faranno loro, ma che succederanno se non verranno ascoltati. Non chiedono di aprire le celle ma di metterci dentro una televisione più grossa per tenere buoni i galeotti.
É un cicaleccio di federalismo, autonomia, Statuti speciali: sembra di essere al compianto Parlamento di Mantova. La sola che non partecipa al festival è proprio la Lega, che invece dovrebbe dirigere il coro. Per serietà? No, per astinenza da idee.
Cacciato tanto tempo fa Miglio e messi all’indice i suoi libri, disdetto anche l’abbonamento ai Quaderni Padani, a via Bellerio, stipata di delfini, non sanno che pesci prendere.
Si rendono perfettamente conto che questa volta si deve portare a casa qualcosa di concreto, non solo incarichi, belle parole e cadreghe. Ma cosa?
La base incalza e vuole risultati: in 20 anni di slogan e mobilitazioni non si è acchiappato nulla, nisba, nagòtt. Anzi ha dovuto digerire diluvi di rigurgiti patriottici, leggi sul tricolore, rifinanziamenti a Roma capitale, l’interesse nazionale, la rumenta napoletana, i fatti propri del Berlusca, la solidarietà agli strolighi, il “contrordine compagni” sull’Europa dei burocrati e adesso - sembra - anche il ritorno dell’immunità parlamentare.
I militanti sono nervosi. Come se non bastasse, ci sono le punture di zanzara dei cuginetti concorrenti: il PNE, che ha fatto passare nel Consiglio regionale la mozione sull’autonomia veneta, Lombardia Autonoma che al Consiglio provinciale di Sondrio si è vista respingere una identica proposta proprio dalla maggioranza leghista con la motivazione che avrebbe spaccato l’unità nazionale. Roba che qualche anno fa li avrebbero espulsi caricandoli di sterco.
I militanti sono sempre più nervosi. Gli si dice che devono digerire tutto in cambio del federalismo fiscale, vera araba fenice. La riforma è lontana. In una delle intercettazioni pubblicate, Berlusconi con la sua abituale franchezza associa al federalismo l’organo genitale maschile. Non quello femminile, che avrebbe rovesciato il significato del giudizio e giustificato l’aggettivo hard della telefonata. Di federalismo tutti parlano ma nessuno – dirigenza leghista compresa – vuole davvero affrontare lo scabroso argomento: una riforma vera e non di facciata farebbe saltare gli ambigui equilibrismi su cui si basa l’assetto dello Stato e costringerebbe un sacco di furbastri che “vivono di Italia” a cercarsi finalmente un lavoro. Farebbe il bene di tutta la penisola ma non il loro: per questo non si farà mai.
Il tempo passa e la base leghista vuole vedere qualcosa di federalista, vuole “sentirsi dire qualcosa di leghista”. Sono anni che non sente più niente di leghista. È stanca di slogan e di promesse. Vuole fatti. Per oggi magari qualcuno se ne resta tranquillo per la vittoria della nazionale padana in Lapponia. Ma domani?
Gilberto Oneto
Tratto da Libero

mercoledì 16 luglio 2008

Il partito del cemento: interventi di Ferruccio Sansa e Marco Preve



domenica 13 luglio 2008

Il Partito del Cemento


Presentazione del libro "Il Partito del Cemento", mercoledì 16 luglio presso la Sala Rossa del Comune di Savona, alle ore 21. Il libro è scritto da Marco Preve e Ferruccio Sansa, con prefazione di Marco Travaglio; presenti per l'occasione i due autori liguri. All'interno del volume è possibile trovare numerosi interventi relativi alla realtà ligure e savonese, in particolare.

La Casta vince sempre: a nominare i dirigenti sono ancora i partiti

Bocciata la proposta di attribuire incarichi per merito. E tra i consiglieri si fa a gara a chi bigia più l’aula


MILANO, 04/07/2008 - Sulla stanza dei bottoni rimane sempre il simbolo di un partito. Non ce n’è. Anche quando si può cambiare e dare uno scossone alla Casta, alla fine la politica sceglie di replicare se stessa e i suoi vecchi vizi. Anche se i cittadini li hanno a nausea. E’ così che ieri a palazzo Marino si è persa un’occasione storica per cambiare qualcosa, per dare un segnale.



Sul tavolo c’era una mozione che chiedeva “Basta nomine in quota ai partiti” per le società e gli enti controllati dal Comune. Gli incarichi sarebbero avvenuti solo sulla base di criteri di merito. Al momento del voto la mozione, presentata dal consigliere de La Destra, Giancarlo Pagliarini (in foto), è stata clamorosamente bocciata. Ha avuto 15 voti a favore dell'opposizione e 30 voti contrari della maggioranza, con 3 astenuti (Enrico Fedrighini dei Verdi, Francesco Rizzati del Pdci, Carmela Rozza del Pd). Un pessimo segnale. Unica consolazione: passa una mozione per mettere in rete stipendi di consulenti e dirigenti. Ma è poca cosa, sono pubblici per legge.



CHI GIOCA A NASCONDINO

 Non è tutto. La beffa è doppia. Li abbiamo votati, sostenuti o contestati. Da due anni sono lì, sulle poltrone rosse del Comune. Se abbiano lavorato bene o male ognuno giudicherà per sé. Ma da ieri, tutti possono vedere se e quanto i consiglieri sono stati presenti nei momenti che contano, ovvero quando il consiglio è impegnato a votare provvedimenti. Così, sempre nella giornata di ieri, è uscita anche una sorta di mappa del fattore “f” a palazzo Marino. Chi sono i fannulloni? Quali i presenzialisti? La presidenza del Consiglio ha elaborato e fornito i dati sulle presenze alle votazioni nei primi 2 anni di mandato, dal 23 giugno 2006 - 30 giugno 2008).



I CAMPIONI DELL’AULA

 E' il presidente Manfredi Palmeri il più presente. Secondo una lista fornita dallo stesso Palmeri ai consiglieri, il presidente ed esponente di Forza Italia ha partecipato a tutte le votazioni in aula, 1095. Al secondo posto c'è un altro azzurro, Gianfranco Baldassare, con una presenza del 98,17% (1075 votazioni) e al terzo Pasquale Salvatore, dell'Udc, con una presenza del 97,53% (1068 votazioni). I più assenti), oltre a Silvio Berlusconi (fino al 22 maggio scorso) e Moni Ovadia (fino al 10 luglio 2006) sono Matteo Salvini, capogruppo della Lega Nord, con il 26,58% delle presenze (291 votazioni) e Giovanni Bozzetti, di Alleanza Nazionale, con il 28,86 per cento (316 votazioni). Nella colonna a fianco sono riportate tutte le presenze.



120 EURO PER SEDUTA

 Vale la pena però ricordare che in questi due anni proprio il tema del trattamento economico e del numero di consiglieri è stato oggetto di dibattito. Una stagione intera di polemiche culminata, nel punto più alto, con la riduzione parziale delle auto blu. Nulla da fare, invece, per la contrazione del numero di consiglieri. Resta invece quel dato su cui riflettere che riguarda il trattamento economico. Perché il Comune funziona come un juke boxe: più dischi si ascoltano e più monete ci devi versare dentro. E proprio di gettoni di presenza si tratta: 120, 85 euro a seduta fino a un massimo di 3.021,25 euro. Si capisce bene che da questo punto di vista il campione presenzialista è quello che costa di più. Torna a splendere, per contro, l’ultimo in classifica: se si presenta solo quando reputa necessario votare, taglia il suo costo per i cittadini.



I PRIVILEGI

 Ma più del gettone può il benefit, come avviene per i grandi manager. Nessuna multa per le corsie preferenziali, rimborsi taxi, cellulare e computer portatile in dotazione. Calcio gratis in tribuna d’onore grazie a due biglietti omaggio per ogni partita di Inter e Milan. Corsi di aggiornamento sempre regolarmente a carico dei cittadini. Anche manifesti e stampe utili all’attività di partito o del singolo consigliere sono rimborsate. Capitolo dolente quello delle missioni in Italia o all’estero così come i viaggi per gli incontri dell’Associazione nazionale dei Comuni.



Tutta roba che viene pagata da un fondo da 150 mila euro da cui si attinge a piene mani. Ogni anno, infatti, viene puntualmente rintuzzato. Poi restano le piccole e curiose regalie concesse come il caffé della bouvette a 0,20 centesimi o una spremuta a 0,40 quando nei dintorni di palazzo Marino il cittadino comune li paga dieci volte tanto. E ancora: abbonamento Atm scontato del 30%


Fonte: CronacaQui Milano

sabato 12 luglio 2008

Lettera a una Lega mai nata

Un leghista della prima ora scrive così a Beppe Grillo:



"Gentile Beppe Grillo, le invio questa lettera aperta per Umberto Bossi, se lei la pubblica probabilmente Bossi la leggerà. Grazie in anticipo." Dante.



Umberto,

mi permetto di darti del tu, ti ho seguito dal 1987 da quando disegnavi le galline per i manifesti di Roma Ladrona, oggi sei scappato di casa, ma io comunque ti aspetto. La porta è aperta. Non ti voto più da quando sei andato con Berlusconi, quello che chiamavi il mafioso di Arcore e allora, se ricordi, tutta la base era d’accordo con te. Non so perché lo hai fatto, non credo per i soldi, per i miliardi che avrebbe usato per comprarti e non credo neanche che tu abbia avuto paura di minacce di morte per te e per la tua famiglia da parte della mafia. Sono cose che si dicono. Sono convinto che abbiano cercato di comprarti e di intimidirti, ma per me tu non sei uno in vendita e hai sempre avuto un certo coraggio.

Io credo che tu abbia abbandonato la Lega delle origini per motivi tattici, per arrivare più presto al federalismo e per questo hai fatto un patto con il diavolo, con chi rappresenta l’esatto contrario della Lega, l’uomo di Dell’Utri e di Licio Gelli, il figlio di Bettino Craxi, l’erede di quell’Andreotti che abbiamo mandato a fanculo nel prato di Pontida in quarantamila quando al vaffanculo Beppe Grillo non ci pensava ancora. Il vaffanculo lo ha inventato la Lega, lo hai inventato tu.

Io penso che Berlusconi, scusa il termine, abbia fottuto te e la Lega e abbia incassato solo lui. Gli hai regalato cinque anni di governo senza cavare un ragno dal buco. Mentre lui ha fatto le leggi per sé, la Lega non ha ottenuto niente, meno di zero. Adesso hai promesso che porterai a casa il federalismo fiscale, se lo otterrai avrai avuto ragione tu. Ma non te lo faranno fare. Non possono chiudere per fallimento il Centro Sud che vive delle tasse della produzione del Nord, ci sarebbe la rivoluzione in Sicilia, in Calabria, in Campania dove le uniche imprese importanti sono la Regione, le province e i comuni. Morirebbero di fame. Il federalismo fiscale avrebbe come conseguenze la rivoluzione e la secessione. Tu lo sai benissimo, e lo sanno anche loro.

Da quando sei con Berlusconi la base ha dovuto ingoiare dei rospi, ma in questa legislatura sono rospi giganti: i sussidi pubblici all’Alitalia, il Ponte di Messina, la spazzatura di Napoli portata al Nord. In tre mesi avete discusso solo di leggi per evitare i processi a Berlusconi, la sicurezza dei cittadini della campagna elettorale è stata sacrificata all’impunità di Berlusconi. I rom c’erano prima e ci sono adesso. I clandestini sbarcavano prima e ora pure. L’unica tassa che rimaneva ai comuni del Nord, l’ICI, è stata cancellata. Le imprese del Nord chiudono, la Lega lo sa bene, per la pressione fiscale, gli anticipi dell’IVA mai rimborsati, l’IRAP e per le mille rotture di balle della burocrazia italiana.

Le nostre aziende chiudono, Umberto, e tu passi il tempo a parare il culo a Berlusconi sperando nel federalismo. Una volta che Berlusconi avrà sistemato i suoi problemi giudiziari potrai scordarti il federalismo fiscale. Spero (lo spero veramente) di sbagliarmi, ma ti troverai con un pugno di mosche in mano e il movimento sfasciato. Se alzerai la voce, Berlusconi ti scaricherà e imbarcherà Veltroni o Casini o tutti e due. E tratterà te e la Lega sulle sue televisioni come oggi tratta Di Pietro.

Mi ricordo una volta nell’Oltrepò Pavese eravamo in trenta ad ascoltarti, parlasti per quelle poche persone per ben due ore. Ci spiegasti come la Chiesa intimidiva i liberi pensatori e come bruciava gli eretici. Sabina Guzzanti avrebbe preso appunti, al tuo posto rimane un’educanda. Non è mai troppo tardi per ritornare indietro da una strada sbagliata.” Dante

giovedì 10 luglio 2008

Index of economic freedom


Italy's economy is 62.5 percent free, according to our 2008 assessment, which makes it the world's 64th freest economy. Its overall score is 0.2 percentage point lower than last year. Italy is ranked 29th out of 41 countries in the European region, and its overall score is not improving as quickly as it might because of deeper reforms implemented in neighboring countries.Italy scores highly in business freedom, trade freedom, investment freedom, and labor freedom when compared to the world average. Starting a business takes about 13 days, which is far below the world average. The tariff rate is low, although an inefficient bureaucracy implements some non-tariff barriers that also deter foreign investment. As a member of the EU, Italy has a standardized monetary policy that yields relatively low inflation despite government distortion in the agricultural sector.

Property rights and freedom from corruption are relatively weak compared to other European states. Italy scores below the world average and is exceptionally weak in fiscal freedom and government size because of having to support an extensive welfare state. Tax revenues equal 40 percent of GDP, and government expenditures equal nearly half of GDP.

Background:

Italy has been a central force in European integration ever since the end of World War II. It also is a member of NATO and the G-8. Despite having one of the world's largest economies, Italy faces serious economic challenges, including a high tax burden, large pension liabilities, and labor market rigidities. However, the center-left government of Romano Prodi continues to face tough opposition to structural reform from labor unions. Despite strong international competition from emerging Asian economies, small and medium-sized enterprises continue to thrive in manufacturing and high design, particularly in the country's northern regions. Tourism and services are among the most important sectors.





Business Freedom - 76.8%


The overall freedom to start, operate, and close a business is relatively well protected by Italy's regulatory environment. The government has streamlined bureaucratic procedures. Starting a business takes an average of 13 days, compared to the world average of 43 days. Obtaining a business license requires less than the world average of 19 procedures and slightly more than the world average of 234 days. Closing a business is relatively easy.


Trade Freedom - 81%


Italy's trade policy is the same as those of other members of the European Union. The common EU weighted average tariff rate was 2 percent in 2005. Non-tariff barriers reflected in EU policy include multiple restrictions. Pharmaceutical and biotechnology regulations are restrictive, government procurement is non-transparent and prone to corruption, service market access barriers can exceed the EU norm, and enforcement of intellectual property is weak. An additional 15 percentage points is deducted from Italy's trade freedom score to account for non-tariff barriers.



Fiscal Freedom - 54.3%


Italy has high tax rates. The top income tax rate is 43 percent, and the top corporate tax rate is 33 percent. Other taxes include a value-added tax (VAT), a tax on interest, and an advertising tax. In the most recent year, overall tax revenue as a percentage of GDP was 40.4 percent.



Freedom from Government - 29.4%


Total government expenditures, including consumption and transfer payments, are very high. In the most recent year, government spending equaled 48.5 percent of GDP. Reducing the budget deficit and public debt (still equivalent to over 100 percent of GDP) is a priority, but progress has been sluggish.



Monetary Freedom - 80.6%


Italy is a member of the euro zone. Inflation is relatively low, averaging 2.2 percent between 2004 and 2006. Relatively stable prices explain most of the monetary freedom score. As a participant in the EU's Common Agricultural Policy, the government subsidizes agricultural production, distorting agricultural prices. It also can introduce price controls. Items subject to rate setting at the national level include drinking water, electricity, gas, highway tolls, prescription drugs reimbursed by the national health service, telecommunications, and domestic travel. An additional 10 percentage points is deducted from Italy's monetary freedom score to account for policies that distort domestic prices.



Investment Freedom - 70%


Italy welcomes foreign investment, but the government can veto acquisitions involving foreign investors. Since the election of Romano Prodi in 2006, certain investments in large Italian companies have been blocked. Foreign investment is closely regulated in defense, aircraft manufacturing, petroleum exploration and development, domestic airlines, and shipping. The Sviluppo Italia agency is trying to attract investment with incentive packages. Bureaucracy, inadequate infrastructure, legislative complexity, and a rigid labor market are major disincentives. Foreigners may not buy land along the border. There are no barriers to repatriation of profits, transfers, payments, or current transfers.



Financial Freedom - 60%


Credit is allocated on market terms, and foreign participation is welcome. Only three major financial institutions (Cassa Depositi e Prestiti, Bancoposta, and the sports bank Instiuto per il Credito Sportivo) remain state-controlled. There were 784 banks at the end of 2005, down from over 1,150 in the early 1990s. The six largest banks account for over 54.6 percent of assets, though the market is less concentrated than elsewhere in Europe. Regulations and prohibitions can be burdensome, and approval is needed to gain control of a financial institution. Legislation to improve the regulatory environment was passed in late 2005. Italy has the EU's fourth-largest insurance market. The government is taking steps to reform underdeveloped capital markets.



Property Rights - 50%


Property rights and contracts are secure, but judicial procedures are is extremely slow, and many companies choose to settle out of court. Many judges are politically oriented. Enforcement of intellectual property rights falls below the standards of other developed Western European countries.



Freedom from Corruption - 49%


Corruption is perceived as present. Italy ranks 45th out of 163 countries in Transparency International's Corruption Perceptions Index for 2006. Corruption is more common than in other European countries. Italians regard investment-related sectors as corrupt.





Labor Freedom - 73.5%



Relatively flexible employment regulations could be further improved to enhance employment opportunities and productivity growth. The non-salary cost of employing a worker is very high, but dismissing a redundant employee can be costless. Rules on the number of work hours are relatively rigid.

mercoledì 9 luglio 2008

da oggi... Dottore!

Mi scuso per non aver potuto aggiornare frequentemente il blog in questo ultimo periodo ma ero impegnato nella mia tesi. Lunedì mi sono laureato in Amministrazione, Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova. Ho presentato la tesi in Storia delle Dottrine Politiche, dal titolo "Nazione ed Europa nel federalismo di Carlo Cattaneo". Ringrazio tutti, dal mio relatore, l'aiuto relatore, i professori del Corso di Aogr, la mia famiglia, la mia ragazza, gli amici e tutti quelli che mi leggono anche qui sul blog. Un salutone!

Mozione per Regione a Statuto Speciale.

"Cresce la voglia di autonomia nel Nord del Paese. Dallo scorso 24 giugno il partito 'Fronte Lombardia' ha presentato formalmente nelle istituzioni locali, dove siede con i propri consiglieri, la mozione per l'ingresso della Lombardia nelle regioni a statuto speciale". Lo scrive l'associazione 'Obiettivo Bord-Ovest', che ha molti simpatizzanti anche nell'imperiese.



"Nel frattempo i consiglieri regionali di 'Progetto Nordest' Mariangelo Foggiato e Diego Cancian - prosegue l'associazione - hanno rispolverato il progetto di legge di iniziativa statale che chiedeva una modifica della Costituzione in modo da far diventare il Veneto la sesta regione a statuto speciale. Un testo analogo, sempre presentato dai due esponenti del PNE, fu approvato dall'assemblea regionale veneta il 18 ottobre 2006 con 33 voti a favore e 11 voti contrari, ma decadde con la chiusura anticipata della XV legislatura nazionale. La proposta chiedeva di modificare gli articoli 116 e 119 della Costituzione in modo da aggiungere il Veneto all'elenco delle regioni a statuto speciale: Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste".



Il movimento 'Obiettivo Nord Ovest' ritiene necessario, oggi più che mai, riprendere ed accelerare quel percorso intrapreso lo scorso anno dai presidenti di regione Mercedes Bresso e Claudio Burlando, per l’ottenimento di uno statuto autonomo sul modello sud tirolese anche per Liguria e Piemonte: "Per il raggiungimento di tal fine - terminano i responsaibli dell'associazione - invitiamo tutti i consiglieri, indipendentemente dal colore politico, a fare propria la mozione per un progetto di legge di modifica dell’art.116 della Costituzione, affinché vengano inserite, nelle regioni a statuto speciale, la Liguria e il Piemonte. Lo statuto speciale è oggi indispensabile per non perdere competitività sui mercati internazionali, per rilanciare la nostra economia e, conseguentemente, il settore occupazionale, per progettare ulteriori e più funzionali piani di sviluppo, per migliorare le infrastrutture, per un giusto ed equo rapporto tra entrate tributarie e servizi erogati alla collettività e per ottenere un'amministrazione più efficiente grazie alla conseguente diminuzione della burocrazia. Inoltre le due regioni godono di requisiti storici, culturali, linguistici e geografici che le distinguono rispetto al resto del Paese. Auspichiamo quindi una convergenza di tutti i gruppi politici verso un progetto che difende gli interessi di ogni cittadino ligure e piemontese!"



Il testo della mozione è presente sul sito www.obiettivonordovest.org. Su www.firmiamo.it/obiettivonordovest si può inoltre firmare la petizione on line e inserire un proprio commento.

 

tratto da SanremoNews