martedì 27 novembre 2007

Tavola rotonda sull'Europa


Sabato 1 dicembre, in occasione del centenario di Altiero Spinelli, presso la Sala Commissioni di Palazzo Marino, Piazza Scala 2, Milano, si terrà un convegno dal titolo: "Dal manifesto di Ventotene agli Stati Uniti d'Europa". L'apertura dei lavori, alle ore 9.30, sarà seguita da una tavola rotonda prevista per le ore 10.30 nella quale si discuterà del "ruolo dell'Italia e dei Paesi fondatori nella battaglia per l'Europa. Interverrà anche Giancarlo Pagliarini che, in chiave federalista, affronterà il tema della "Europa delle Regioni".

venerdì 23 novembre 2007

Federalismo portuale


Il federalismo portuale, tanto atteso dai liguri, ha fatto, in questi giorni, importanti passi in avanti, grazie anche al lavoro del Presidente della Regione Burlando, che, con coraggio, ha promosso e sostenuto il progetto a Roma. Non bisogna, però, cantare vittoria troppo presto, in quanto non è stata ancora resa nota quale sia la somma che rimarrà sul territorio e quale confluirà nelle casse di Roma. In questo senso occorre un cambiamento sostanziale!

Due considerazioni:
a) tra 2005 e 2006 il porto di Genova ha perso il suo storico primato nel Mediterraneo a favore di Barcellona e Valencia;
b) a fronte di 0,64 euro di "diritti portuali" per tonnellata movimentata a Rotterdam, 0,78 a Valencia, 0,89 a Marsiglia e 1,05 a Barcellona, ai porti liguri restano solamente 0,18 euro.

Analizzando questi dati si evince che pochi centesimi in più trattenuti sul nostro territorio non sarebbero sufficienti a rendere i nostri porti competitivi con il resto d'Europa ed un provvedimento poco risolutivo si trasformerebbe in semplice propaganda politica. Riteniamo, inoltre, un grosso errore, l'intenzione del Presidente dell'Authority di Savona di creare un solo comprensorio portuale tra Genova e Savona, in quanto un "cartello" porterebbe soltanto all'immobilismo e all'inefficienza.

Al contrario, una volta ottenuta l'autonomia finanziaria, la concorrenza tra i porti liguri favorirebbe la "gara" all'offerta dei maggiori servizi ed ai prezzi minori, si investirebbe il capitale per migliorare le infrastrutture e si acquisirebbe maggiore competitività sul mercato portuale europeo. Per di più, con un'unica authority, si correrebbe il rischio di indirizzare tutte le risorse verso un unico territorio, a svantaggio di un'altro. Prendiamo esempio dalla vicina Svizzera e trasferiamo, al nostro sistema portuale, il "federalismo fiscale competitivo" che applicano i cantoni elvetici. Autonomia e concorrenza sono le ricette per rilanciare la nostra economia.

martedì 20 novembre 2007

L’esportazione dell’esperimento referendario della Valle d’Aosta


Si parla spesso di rafforzare i poteri del “premier”. Ma poco o nulla di potenziare gli strumenti utili per una sovranità davvero popolare. Non tutti sanno che domenica scorsa, nonostante il silenzio della maggior parte dei mass media, è stata una giornata importante per la nostra democrazia. Per la prima volta in Italia è stata sperimentata la democrazia diretta di tipo propositivo: tramite referendum i cittadini possono esprimersi su varie proposte, se le approvano queste diventano effettivamente legge.

Nel nostro ordinamento questo tipo di referendum non è previsto; è stato introdotto da qualche anno solo in Valle d’Aosta, dove si è tenuta la prima “sperimentazione” referendaria. Purtroppo i cittadini, anche su suggerimento dei principali partiti locali, non sono andati a votare, non raggiungendo il 45% necessario per la validità della consultazione. Penso sia importantissimo ora portare questa “opportunità” anche al di là dei confini della Valle d’Aosta. Solo con l’introduzione di strumenti di democrazia diretta il cittadino potrà eliminare la “Casta” e tenere realmente sotto controllo i propri amministratori. Basti pensare che uno dei quesiti referendari valdostani su cui i cittadini dovevano esprimersi riguardava la realizzazione di un ospedale unico: situazione che qui da noi è stata portata avanti, dai nostri amministratori, senza chiedere alcuna opinione ai cittadini.

Se oggi ci fosse un referendum propositivo qui in Liguria, il cittadino potrebbe decidere, ed eventualmente bloccare, progetti come il porto della Margonara e il porto container a Vado. Purtroppo invece tutto questo qui da noi è fantascienza ed il cittadino viene interpellato solamente ogni 5 anni per scegliere se è meglio un simbolo che un altro. Ma realmente poi in quei 5 anni che poteri ha di controllo su quei amministratori che ha fatto eleggere? Con il referendum propositivo il cittadino potrebbe sostituirsi al legislatore, ma soprattutto dare un segnale chiaro alla politica «O ci fate le leggi che ci servono, o ce le facciamo noi!» .

giovedì 15 novembre 2007

I Liguri


In questa cartina riferita alla Gallia Cisalpina del 200 A.C. si riconoscono molto bene le realtà etnolinguistiche che oggi costituiscono le radici etniche e genetiche principali dei Popoli Padano Alpini: in verde chiaro, i popoli Celti: Insubri, Cenomani, Orobi, Boi, Lingoni, Senoni, ecc; In Verde scuro, in alto a destra, i Veneti, popolo non celtico proveniente molto probabilmente dai Balcani (altri parlano dell'attuale Boemia, culla dei "Vendi", o "Venedi", antico popolo secondo alcuni germanico, secondo altri slavo), ma in parte culturalmente "celtizzato" (come dimostrano molte scoperte archeologiche in Veneto); In Arancione i Liguri, con i popoli appennini: Taurini, Statielli, Apuani, ecc, tutti popoli pre-indoeuropei di stirpe antichissima e parente stretta degli attuali Baschi; In Verde scuro, sotto la linea Gotica, gli Etruschi. Da notare che nella cartina, il confine settentrionale dell'Italia corisponde proprio allo spartiacque dell'Appennino tosco-emiliano, (in rosso nella cartina). Conquistati da Roma, questi popoli subirono solo in piccola parte la romanizzazione etnica, ma linguisticamente si assimilarono al latino, che unifico' nella parlata queste genti che appartenevano a radici etnolinguistiche differenti tra loro (come già detto, Liguri e Apuani non erano indoeuropei, come invece i vicini Galli Cisalpini). Tuttavia, le radici linguistiche di questi popoli rimasero, in particolare le radici linguistiche celtiche, che assimilandosi al latino volgare parlato dalla popolazione diede origine appunto alle lingue galloromanze parlate oggi in Padania. Non rimane traccia della lingua degli antichi liguri e degli apuani, che finirono per assimilarsi linguisticamente ai galloromanzi; analogamente fecero i Veneti, i quali mantennero pero' una lingua propria distinta, sempre pero' nell'ambito gallo-romanzo.

mercoledì 14 novembre 2007

La questione del federalismo


di Gilberto Oneto

Poche altre idee come quella federalista sono state svillaneggiate e distorte. Dodici anni fa Marco Bassani, William Stewart e Alessandro Vitale hanno trovato e catalogato 407 tipi e versioni di federalismo nel panorama culturale e storico mondiale. Negli ultimissimi tempi l’italica inventiva ha allungato a dismisura l’elenco: sono comparse perle come il “federalismo solidale” o un improbabile “federalismo imperiale” attribuito niente di meno che a Julius Evola. Il federalismo è diventato una coperta di ogni colore, estendibile a piacere come le gambe di Tiramolla per coprire qualunque cosa. Così tutto è federalismo (anche il contrario del federalismo) in questo straordinario Bel Paese in cui mafiosi siedono in Commissioni anti-mafia, i processi si tengono sui rotocalchi e i “buoni” sono sempre più spesso i cattivi. Qui tutti sono federalisti, anche Gianfranco Fini e Agazio Loiero in un perpetuo carnevale in cui si rovesciano ruoli e valori. Si dirà che tutto questo fa parte di una antica italica vocazione alla non serietà, al trasformismo, alla recita a soggetto, alla sceneggiata partenopea, al “Franza o Spagna purchè se magna” applicato alle architetture istituzionali, all’istinto di sopravvivenza di una casta di parassiti che si adatta a tutte le variazioni climatiche pur di restare aggrappata al suo posto. In larga parte è così ma c’è di peggio. C’è anche il lucido disegno di dipingere il federalismo per quello che non è, ovvero di chiamare federalismo delle schifezze che ne sono spesso l’esatto opposto.


Quello di descrivere l’avversario in negativo attribuendogli le peggiori nefandezze è un gioco cui si dilettano da sempre i potenti, lo ha fatto Nerone con i cristiani, Hitler con gli ebrei; c’è chi si è travestito da pellerossa o da bombarolo sudtirolese per far cadere sull’avversario turpi responsabilità. Oggi la gente chiede federalismo: cosa c’è di meglio che dare loro la peggiore pattumiera chiamandola federalismo? È ovvio che la gente riterrà il federalismo nocivo e lo rifiuterà. Sono diabolici: hanno fatto le Regioni come fotocopie dei vizi dello Stato centrale e hanno fregato i regionalisti, si sono inventati l’ICI e cento altre gabelle locali (in aggiunta e non in sostituzione di quelle centrali) per “sistemare” chi chiedeva autonomia impositiva, hanno moltiplicato i centri di potere e di spesa (comprensori, province, comunità montane, città metropolitane e altro ciarpame) per inchiappettare chi chiedeva autonomie. Ovvero: volevate il federalismo? Adesso ve lo grattate! Perchè – ci raccontano – il federalismo non è più libertà e meno tasse ma l’esatto opposto. Alla faccia di Jefferson, Cattaneo e Miglio. Che questo giochino lo facciano legioni di trafficoni e di politicanti è umanamente capibile ma che ci si mettano anche persone intelligenti e colte come Giovanni Sartori sulla prima pagina del “Corriere” è molto più preoccupante. Uno come lui non può non sapere che il federalismo vero è un’altra cosa, che non è il pascolo della casta ma la sua fine. Non può non sapere che i più bassi livelli di tassazione e i più alti livelli di efficienza amministrativa, di autonomia e di libertà si trovano proprio nei paesi federali. Non ci sono mafie in Germania, e non c’è la casta in Svizzera o Canada. E se c’è qualcosa che può lontanamente somigliarle non vive in ogni caso con i soldi dei contribuenti. Il federalismo è il contrario dello spreco: solo in uno Stato centralista ed accentratore sopravvivono parassiti, burocrati e satrapi nascondendosi dietro i grandi numeri e l’anonimato del potere.


Nelle realtà davvero federali li si conosce uno ad uno, e i cittadini pagano per le spese che si sono decise e ne controllano la destinazione come in un condominio. È nei grandi silos che prosperano pantegane e scarafaggi: nelle piccole dispense li si schiaccia uno a uno. Proporre sovrapposizione fra corruzione e federalismo, fra la Casta e l’autonomismo? Andiamo professor Sartori, non è da lei. La corruzione è diventata normale pane quotidiano di questa penisola da quando è diventata uno Stato accentrato: è figlia di Liborio Romano, Crispi, Giolitti e dei loro nipotini. La casta è figlia di Mazzini e Garibaldi, dei Savoia, del fascismo e dell’antifascismo, dispensatori di pensioni e prebende. La Casta ha bisogno per sopravvivere di moltiplicare gli uffici e le cadreghe, non di ridurli al minimo e metterli sotto il controllo della gente. Avessero prevalso Cattaneo e Ferrari molti più italiani avrebbero conosciuto le gioie del lavoro. Che frotte di parassiti e mantenuti terrorizzati dal federalismo cerchino di trasformarlo in altro è comprensibile. Di fronte alla prospettiva di perdere pane e companatico si adattano a tutto fino a – come a scritto Samuel Johnson – cantare inni e avvolgersi in vessilli patriottici. Se gli tocca di essere cattolici o buddisti, questi fanno finta di esserlo mettendo in vacca il buon Gesù e il Gautoma Buddha. Se devono fare i fascisti, i comunisti lo fanno (lo hanno sempre fatto) senza arrossire, sputtanando falci, fasci littori e martelli. Se gli tocca fare i federalisti, lo fanno semplicemente battezzando federalismo il suo esatto contrario. Che lo facciano costoro possiamo capirlo, ma che lo faccia gente come Sartori non ci quadra. Non ha bisogno di questo ambaradan per essere quello che è. La sua non è una presa di posizione di sopravvivenza, non è di pancia ma di cervello: è ideologica. Questo è ancora più preoccupante.

domenica 11 novembre 2007

Convegno Mav - Obiettivo Nord Ovest

Vi segnalo la lettera inviata dal Mav per il convegno del 1 dicembre:

M.A.V. Movimento Autonomista Valsesiano Via 24 maggio 16/3 13019 Varallo – Valsesiamav-varallo@valsesia.biz
OBIETTIVO NORD OVEST Via Solaro Rapalin 100 Sanremo - Liguria info@obiettivonordovest.org

Varallo sabato 10 novembre 2007
A tutti i responsabili dei movimenti, gruppi e associazioni autonomiste, federaliste e identitarie delle Comunità Liguri, Piemontesi e di tutto l’arco Alpino.
Cari Amici, L’associazione "OBIETTIVO NORD OVEST" propone UN’ AMPIA E FRATERNA DISCUSIONE FRA NOI sulla proposta di un’unione federale tra Liguria e Piemonte, nella prospettiva di creazione d’una grande macroregione delle Alpi Occidentali che, mantenendo le varie identità culturali, riunisca le popolazioni che per secoli furono, liberamente, parte di un’unica Comunità. Per confrontare le nostre idee, per espandere le nostre proposte e confutarne l’eventuale sviluppo nei diversi prospetti culturali, e stato organizzato per:

SABATO I DICEMBRE 2007
presso
L’ALBERGO MONTE ROSA
via G. Regaldi 4 VARALLO
Un Convegno AUTONOMISTA per una grande regione dalle Alpi al Mare, che si svolgerà con il seguente programma:
  • ORE 15:00 APERTURA del convegno e relazione introduttiva di Andrea Giribaldi portavoce dell’associazione "OBIETTIVO NORD OVEST"
  • ORE 15:30 – 18:30 DIBATTITO (tra tutti i presenti) presieduto da Marco Giabardo coordinatore Movimento Autonomista Valsesiano.
  • ORE 18:30 Intervento di Roberto Gremmo , direttore del giornale "Piemont" e del supplemento "Valsesia Autonomista" E’ calorosamente gradita la Vs. presenza, per noi particolarmente importante. Si prega di accreditarsi non oltre il 23.11.2007 ai seguenti riferimenti:
393 27 81 100 (Andrea) O.N.O. - 328 81 74 964 (Marco) M.A.V.
Al termine del succitato convegno sarà prevista una cena, per tutti coloro che ne vorranno prendere parte, è gradita la prenotazione entro il 29.11.2007.

martedì 6 novembre 2007

On line i video della giornata a Varallo


Sono on line da pochi giorni i video dell'incontro proposto dal M.A.V. a Varallo Sesia. A breve sarenno disponibili anche sul sito di Obiettivo Nord Ovest. Per ora è possibile visionarli su Pol e you tube all'indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=H_C2iUviBi0
Per info e suggerimenti: info@obiettivonordovest.org

In merito alle dichiarazioni dell’Ass. Reg. Vesco


Questa mattina ho letto con perplessità le dichiarazioni dell’Assessore Regionale Vesco in merito al problema sicurezza ed, in particolare, la sua personale opposizione all’espulsione di stranieri nulla tenenti. L’Assessore inoltre si dice contrario all’abbattimento delle baraccopoli che sta avvenendo, in queste ore, in diverse città. Leggendo tali dichiarazioni mi chiedo se viviamo in uno stato di diritto o in una repubblica delle banane; non solo, ma mi domando quale messaggio possa arrivare ad un ragazzo da un uomo delle istituzioni quale dovrebbe essere Vesco.

Come si può promuovere l’illegalità? Si perché di illegalità si tratta quando si difende la costruzione di baraccopoli. Non solo illegalità, ma anche discriminazione. Discriminazione verso tutti quei cittadini che, onestamente, devono lavorare per mettersi da parte i soldi per comperarsi una casa ed, una volta comprata, ci pagano anche le tasse. Parla poi di integrazione, ma come si può integrare una persona che vive nell’illegalità, non possiede nulla e non ha lavoro? Forse mandando i figli a chiedere l’elemosina in metropolitana o lavando i vetri a qualche semaforo? E’ questo che il futuro che intendiamo dargli?

Questa politica dell’accettare chiunque porterà sempre più a discriminare quelle persone straniere oneste che lavorano sul nostro territorio e producono reddito. Non si può stare solo a guardare, bisogna offrire accoglienza ma, nello stesso momento, accertarci di chi sta entrando sul nostro territorio e delle condizioni di vita che può garantirsi; se non ha reddito come può sopravvivere? Lascio al lettore la risposta.

Bisogna ricordarsi che per prima cosa uno Stato dovrebbe occuparsi dei bisogni e della sicurezza dei propri cittadini; con l’attuale politica il cittadino è troppo spesso dimenticato e talvolta discriminato.