giovedì 19 luglio 2007

Come i produttori alimentari prendono in giro i consumatori con ingannevoli elenchi di ingredienti


di Mike Adams del 10 luglio 2007
Tradotto dal sito http://www.newstarget.com/
da Pamio Lodovico
vedi articolo originale
http://www.newstarget.com/z021929.html

Il mito: L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto stesso.
La realtà: l’elenco degli ingredienti è usato dai produttori alimentari per imbrogliare i consumatori sul fatto che siano più sani di quello che in verità sono.
Questo articolo esplora i più comuni trucchi usati dalla aziende alimentari per ingannare i consumatori. L’articolo contiene anche utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette dei prodotti con il giusto scetticismo.

Ingannare i consumatori: trucchi del commercio alimentare
Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca tutte le sostanze contenute nel prodotto, come possono ingannare i consumatori?

Ecco alcuni dei modi più comuni:
Uno dei trucchi più comuni è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaiono nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricordate che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi).

Questo inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non è fatto in realtà principalmente da zucchero mentre i principali ingredienti potrebbero essere differenti tipologie di zucchero. E’ un modo per spostare artificialmente lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nell’intero prodotto.

Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ridondanti ingredienti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shiampo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente. Nei prodotti alimentari le aziende gonfiano la lista degli ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità. La presenza alla fine dell’elenco degli ingredienti della “spirulina” è praticamente insignificante. Non c’è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa produrre reali effetti sulla vostra salute. Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” (cibo spazzatura) che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi salutari.

Nascondere ingredienti dannosi

Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti dannosi dietro nomi dal suono innocente, che fanno credere al consumatore che siano sani. L’estremamente cancerogeno nitrito di sodio (conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è ben documentato che è causa di tumori al cervello, cancro al pancreas, cancro al colon e molti altri tipi di cancro.
Carminio suona come un innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato “colorante rosso per alimenti a base di insetti”.
Allo stesso modo, estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente elaborati) senza avere l’obbligo di indicarlo nell’etichetta. Molti ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto e io ho scritto parecchio su questo nel sito. Praticamente tutti gli ingredienti idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monosodico nascosto.

Non essere ingannati dal nome del prodotto
Sapete che il nome del prodotto alimentare non ha nulla a che fare con ciò che c’è dentro?
Aziende alimentari fanno prodotti come “Guacamole Dip” (salsa di avocado) che non contiene avocado! Sono fatti, invece, con olio di soia idrogenata e colorante chimico verde. Ma ingenui consumatori comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, in realtà stanno comprando colorante verde, squisito dietetico veleno.
I nomi dei cibi possono includere parole che descrivono ingredienti che nel cibo non ci sono per niente. Un cracker al formaggio, per esempio, non deve necessariamente contenere del formaggio. Qualcosa di “cremoso” non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non fatevi ingannare dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti contenuti in essi.

La lista degli ingredienti non include gli inquinanti
Non c’è la necessità, nell’elenco degli ingredienti, di includere i nomi degli inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche trovate nei cibi. Come risultato abbiamo che la lista degli ingredienti non elenca quello che in realtà c’è nel cibo, elenca soltanto quello che i produttori vogliono che tu creda che ci sia nel cibo.
Richieste per elencare gli ingredienti nei cibi furono prodotto da uno sforzo congiunto tra il governo e l’industria privata. All’inizio, le aziende alimentari non volevano fosse obbligatorio indicare tutti gli ingredienti. Chiesero che gli ingredienti fossero considerati “proprietà riservata” e che elencarli, svelando così i loro segreti modi di produzione, avrebbe distrutto i loro affari.
E’ un’assurdità, naturalmente, poiché le aziende alimentari volevano soltanto tenere all’oscuro i consumatori su quello che in realtà c’è nei loro prodotti. E’ per questo che non è ancora richiesto di elencare i vari inquinanti chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni, le aziende alimentari hanno combattuto duramente contro l’elenco degli acidi grassi, ed è solo dopo una protesta di massa delle associazioni di consumatori che la FDA alla fine ha obbligato le aziende ad includere nell’etichetta gli acidi grassi).

Manipolare la quantità delle porzioni

Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare la porzione del cibo al fine di far apparire i loro prodotti privi di ingredienti nocivi come gli acidi grassi.
La FDA , ha creato un sotterfugio per riportare gli acidi grassi nell’etichetta: Ogni cibo che contiene 0.5 grammi di acidi grassi o meno per porzione è permesso, sull’etichetta, dichiararlo a contenuto ZERO di acidi grassi. Questa è la logica della FDA dove 0.5 = 0.
Ma matematica confusa non è il solo trucco giocato dalla FDA per proteggere gli interessi commerciali delle industrie che dichiara di controllare.
Sfruttando questo trucchetto dei 0.5 grammi , le aziende arbitrariamente riducono le porzioni dei loro cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i 0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla confezione “ZERO Acidi Grassi”. In realtà, il prodotto può essere pieno di acidi grassi (trovati in oli idrogenati), ma la porzione è stata ridotta ad un peso che può essere appropriato solo per nutrire uno scoiattolo, non un essere umano.
La prossima volta che voi prendete un prodotto da drogheria, controllate il “Numero di porzioni” indicato sulla Scheda Nutrizionale Informativa. Troverete probabilmente dei numeri talmente alti che non hanno nulla a che fare con la realtà. Un produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto è un’intera “porzione” di biscotti. Ma voi conoscete qualcuno che, in realtà, mangia solo un biscotto? Se un biscotto contiene 0.5 grammi di acidi grassi, il produttore può dichiarare che l’intero pacco di biscotti è “SENZA Acidi Grassi”. In realtà, il pacco può contenere 30 biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi totali per l’intero pacco (ma presuppone che la gente possa in realtà fare la somma che è naturalmente più difficoltosa per il fatto che gli oli idrogenati nuocciono al cervello. Ma credetemi: 30 biscotti x 0.5 grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi ).
Tu prendi un pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi (che è una dose enorme di veleno dietetico) mentre loro dichiarano grammi ZERO.
Questo è solo un altro esempio di come le aziende alimentari usano la Scheda Nutrizionale Informativa e l’elenco degli ingredienti per ingannare e non per informare i consumatori.
Ecco alcune ulteriori dritte per decifrare con successo gli ingredienti delle etichette:

Consigli per leggere gli ingredienti delle tabelle
1) Ricordare che gli ingredienti sono elencati in ordine della loro proporzione nel prodotto. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di qualsiasi altro. I primi 3 ingredienti sono quello che tu principalmente stai mangiando.
2) Se l’elenco degli ingredienti contiene lunghe parole apparentemente chimiche, che tu non riesci nemmeno a pronunciare, evita l’articolo. Probabilmente contiene vari chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che conosci.
3) Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri ingredienti che appaiono molto giù nella lista. Alcuni produttori di alimenti che includono “goji bacche” (bacche di Lycium) verso la fine dell’elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull’etichetta. La reale quantità di goji bacche (bacche di Lycium) nel prodotto è probabilmente minuscola.
4) Ricorda che l’elenco degli ingredienti non deve elencare inquinanti chimici. I cibi possono essere contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici chimici senza l’obbligo di elencarli. Il miglior modo di limitare l’ingestione di tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco trattati.
5) Cercare parole come “germogliato” o “naturale” che indica cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani di quelli non germogliati. Ingredienti naturali sono generalmente più sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di quelli arricchiti.
6) Non fatevi ingannare dalla parola “grano” quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere chiamata “farina di grano”, anche se è stata trattata, sbiancata e privata dei suoi nutrimenti. Solo la farina di grano “chicco intero” è il tipo di farina sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che prodotti di “farina di grano” derivino dal chicco intero. Infatti questo è falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con questo trucchetto.
7) Non fatevi ingannare nel credere che i prodotti integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero bruno è solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono bruni). Il pane integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia fatto con chicchi di grano interi. Non fatevi ingannare dai cibi “integrali”. Sono delle trovate pubblicitarie dei giganti della produzione alimentare per ingannare i consumatori nel pagare di più per i prodotti fabbricati da loro.
8) Attenzione all'inganno delle piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale.
9) Vuoi sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida "Honest Food Guide", un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato da oltre 800.000 persone. E’ in sostituzione dell’assai corrotto e manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell’alimentare. L’Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria salute

mercoledì 18 luglio 2007

Alcuni articoli in merito alla macroregione Liguria Piemonte

L’asse Piemonte-Liguria
Gilberto Oneto


Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, lancia al collega ligure (e compagno) Burlando l’idea di unire le forze delle due regioni per affrontare assieme una serie di problemi comuni. Facciamo finta per un momento di non vedervi una sorta di risposta ulivista all’asse polista lombardo-veneto e proviamo ad esaminare serenamente la proposta. Alcune cose vere e condivisibili la signora Mercedes le ha dette: che le attuali regioni hanno dimensioni troppo limitate per affrontare taluni problemi e che perciò dispongono di un potere contrattuale insufficiente per trattare con lo Stato centrale. Quando lo diceva Miglio tutti hanno gridato allo scandalo: oggi la proposta trova spazio sui quotidiani dabbene. Si tratta di una considerazione che sta alla base del principio federalista e dell’equilibrio dei poteri. Progetto analogo era stato avanzato da Guido Fanti, allora presidente comunista dell’Emilia-Romagna, nel 1975. Fanti aveva proposto di collegare in un Lega del Po, o in una Lega Padana le cinque grandi regioni settentrionali.

A dargli supporto scientifico era stato un comitato presieduto da Romano Prodi. Su quell’idea Fanti, sconfessato dal proprio partito, si è giocato la carriera. Prodi naturalmente no! Stiano attenti Bresso e Burlando, perchè di Prodi ce n’è uno solo. Meno entusiasmo creano alcuni riferimenti alla TAV e al progetto di riaccorpamento delle regioni proposto una quindicina d’anni fa dalla Fondazione Agnelli. I riassetti regionali studiati sulla base di istanze economiche sono una sciagura che ci perseguita da quando i giacobini si sono inventati la suddivisione del territorio in dipartimenti che non coincidono con le entità organiche, storiche e identitarie, ma che anzi, sono concepiti proprio per negarle. E da quando i signori Pietro Maestri e Cesare Correnti hanno disegnato a tavolino le attuali regioni sotto forma di accorpamenti di province per fini statistici. Così oggi l’Italia si trova divisa in venti regioni, che sono poco più che caselle su un tabellario dell’Istat, e sulle quali si dice di costruire una riforma federale dello Stato. Nello specifico le cose vanno meglio che nella quasi totalità dei casi perchè la Liguria è una regione coesa in termini culturali e identitari e il Piemonte può vantare un credibile passato storico. Vanno meno bene se si vanno a rivedere avvenimenti neppure troppo lontani nel tempo. Al Congresso di Vienna i Savoia si erano “pappati” tutti i territori dell’antica Repubblica di Genova, in spregio a ogni legge internazionale e al diritto di autodeterminazione: Liguri e Sardi sono i soli che hanno conosciuto la gioia di diventare italiani senza neppure la parvenza di democrazia dei Plebisciti.

L’annessione non era stata giustamente digerita dai Liguri che hanno reagito emigrando numerosi oltre Oceano e fornendo manodopera a tutti i movimenti repubblicani e antisabaudi, ma anche rimpinguando le file dei mazziniani e degli italianisti in una sorta di applicazione politica del “mal comune, mezzo gaudio”. Nel 1849 Genova, che si era ribellata ai sabaudo-piemontesi, è stata bombardata e saccheggiata dai bersaglieri del La Marmora, che ancora oggi non sono bene accolti in città. Naturalmente si tratta di vecchie storie che devono essere superate dalle nuove amicizie che vanno costruite per combattere il comune nemico del centralismo e dello statalismo italiano, anche se sia la Bresso che Burlando si farebbero deportare in Siberia piuttosto che ammettere una cosa del genere e passare per leghisti. In quest’ottica la proposta suona interessante. Se, come dicono, non è fatta per schiacciare ma per valorizzare le specificità e le identità locali, per costruire un embrione di patto federale, allora dovrebbero mandare un paio di semplici ma significativi segnali.

Nelle more dell’accordo si preveda il passaggio, previo referendum, alla Liguria dei 35 comuni nella provincia di Alessandria e dei due di Cuneo, che sono liguri per storia, lingua e tradizione, e il passaggio del comune di Olivetta San Michele e della valle del Tanarello alla comunità brigasca del Piemonte. La Liguria, con un gran bel gesto, dovrebbe concedere uno statuto speciale a Seborga, e il Piemonte con grande civiltà riconoscere la specificità dei suoi territori insubri e lo status di comunità o provincia autonoma a Brigaschi, Occitani, Franco-provenzali e Walser, alla Valsesia e alla Val d’Ossola. Allora sì che non ci sarebbero dubbi sulle reali intenzioni autonomiste e federaliste del progetto di collaborazione sovraregionale: più libertà e meno TAV!


Limonte: buona l'idea, pessimo il nome
On. Guido Rossi, Portavoce Movimento Regionalista


Il Movimento Regionalista in merito all'avvio del percorso di integrazione tra Liguria e Piemonte, secondo l'art.117 comma. 8 della Costituzione (“La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni”), promosso dal Presidente del Piemonte Mercedes Bresso, esprime un giudizio positivo nei confronti dell'iniziativa. Si tratta di una scelta che va nella direzione di quel regionalismo “possibile” a Costituzione attuale e invariata, che il MR nel suo Manifesto politico ha indicato come la via maestra di un autentico processo di autonomia regionale. Fatti concreti di oggi e non astrusi progetti del domani per dare risposte al Piemonte e ai Piemontesi. Da sempre la Liguria rappresenta il naturale sbocco del territorio subalpino, non resta che favorire la riunione, anche con altre iniziative tra cui la costituzione di una Euroregione tra Piemonte, Liguria, Nizza, Savoia, di ciò che malauguratamente la storia ha diviso 150 anni fa. Il MR seguirà con attenzione questo processo, che potrebbe portare alla nascita (anche se le difficoltà costituzionali non sono di poco conto) di una macro-regione a statuto speciale sul modello del Trentino Alto-Adige. Le uniche “perplessità”, per usare un eufemismo, il MR le esprime sul nome che si vorrebbe attribuire alla nuova entità, sperando tuttavia che “Limonte” sia solo un' invenzione giornalistica, perché le buone idee per funzionare hanno anche bisogno di essere ben nominate.

martedì 17 luglio 2007

Dai Forza al Nord Ovest

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Spotorno come Chinatown?

Sabato scorso sono stato casualmente spettatore di una vera e propria rivolta contro le ormai solite multe del fine settimana. Mi trovavo a Spotorno in località Maremma (rettilineo del merello) ed all'incirca verso le 11 vedo una vigilessa distribuire multe precompilate su tutte le moto parcheggiate al di la del guardrail. Pare infatti che i vigili passino una prima volta in macchina per segnarsi le targhe per poi compilare le multe a Torre del Mare o alla fine della galleria ex ferrovia. Purtroppo i parcheggi destinati alle moto sono pochi e da sempre il fine settimana le moto vengono parcheggiate lungo la ringhiera interna, sopra ai bagni marini.

A questo punto incominciano ad avvicinarsi diverse persone attorno alla vigilessa per chiedere e ricevere spiegazioni; in particolare una signora riferisce alla vigilessa che al bagnino dei suoi bagni è stata rubata proprio ieri, in pieno giorno, la moto e che avrebbero fatto meglio a vigilare che a dare multe. La vigilessa a questo rispondeva: “non mi interessa”. Le persone multate intanto facevano notare al vigile che non vi era alcun cartello di divieto di sosta e che comunque, vista la carenza di parcheggi, sarebbero stati costretti a saltare il paese di Spotorno. La vigilessa a questo rispondeva: “può andare pure ad un altro paese o restarsene comodamente a casa”. A quelle parole scattarono una serie di insulti, in particolare la signora vigilessa invitava una delle presenti a tornare a fare panini dandole un brutto appellativo.

Sicuramente una scena non bella che ancora una volta dimostra l'incapacità di una amministrazione a promuovere il turismo. Basti pensare che a Spotorno l'amministrazione ha di fatto chiuso la discoteca del Bahia Blanca, ha aperto un parcheggio al campo sportivo ma non ha istituito alcuna navetta, non sono stati trovati fondi per aiutare gli stabilimenti balneari colpiti dalla terribile mareggiata del settembre scorso e sono stati cambiati i parchimetri senza comunicare dove si potessero reperire le schede (gli altri anni venivano rilasciate direttamente ad alberghi e bagni). E' impossibile continuare in questa direzione e spero che prima o poi anche chi amministra Spotorno se ne accorga.

venerdì 6 luglio 2007

Alcuni dati sul Nord Ovest

giovedì 5 luglio 2007

Prove di Autonomia


In questi giorni i Presidenti di Liguria e Piemonte hanno dato vita alla Macroregione del Nord Ovest: per ora si parte da semplici intese interregionali su diversi temi quali la Sanità, il Turismo, le pratiche per le adozioni internazionali etc. E' sicuramente un primo passo positivo soprattutto perchè inquadrato in una cornice più ampia che è quella di una maxi regione a statuto speciale.

Numericamente il Nord Ovest sarebbe secondo solamente alla Lombardia ed al pari del Veneto; questo vorrebbe dire creare una regione economicamente forte, capace di imporsi sui mercati internazionali: basti pensare che il numero complessivo delle imprese del Nord Ovest sarebbe di 454.746 con un Pil prodotto di 144.289 milioni di euro (valori entrambi superiori a quelli del Veneto).

In questi anni molti uomini e forze politiche hanno cercato di innovare in senso federalista il nostro stato ma mai incisivamente, basta vedere l'ultimo referendum sulla Devolution. Oggi entrambi i dirigenti delle Regioni non solo stanno avviando un processo autonomista, ma hanno anche trovato gli strumenti per attuarlo ovvero la Costituzione vigente, art 117 comma 8, il quale permette la stipula di accordi interregionali validi con la semplice approvazione dei rispettivi Consigli Regionali. L'obbiettivo prefissato è quello di arrivare ad uno Statuto Speciale simile a quello del Trentino Alto Adige.

I vantaggi derivanti da questi accordi potranno essere molteplici e per entrambe le Regioni; ad esempio in tema sanitario sarà previsto un medico di famiglia sia per il luogo di residenza che per il luogo di vacanza (se si possiede una seconda casa). Quanti Liguri hanno una seconda casa in Piemonte e viceversa? Potrebbe essere l'inizio di una serie di accordi volti a migliorare l'intesa ed i servizi tra le due realtà. Personalmente suggerirei altri provvedimenti quali uno sconto Ici sulla seconda casa per i residenti nella macro regione e l'accorpamento delle Asl costituendo così una Asl unica interregionale. Oggi se un turista piemontese chiama la guardia medica mentre si trova in vacanza in Liguria deve pagare una tassa "sul turismo" di 25 euro per l'assistenza sanitaria, se esistesse una Asl unica la tassa in questione non avrebbe più significato di esistere. Possono essere numerosi i vantaggi ed in entrambe le direzioni ma l'importante è avere chiara una finalità comune, ovvero l'autonomia finanziaria, normativa, regolamentare, amministrativa.

Infine sarà importantissimo che la Regione Liguria trattenga maggiori risorse derivate dai nostri porti. Infatti la Liguria movimenta circa il 60 % del traffico container producendo un gettito fiscale di 4 miliardi di euro l'anno. Su questo il Presidente Burlando sembra intenzionato a trattare con i palazzi romani per dirottare parte di quel denaro su progetti di infrastrutture quali il terzo valico e la creazione di un retro porto nell'alessandrino.