venerdì 21 dicembre 2007

La risposta della Presidente Mercedes Bresso

Qualche giorno fa, alla lettera inviata sia a Claudio Burlando che a Mercedes Bresso, è stata data risposta proprio dalla Presidente della Regione Piemonte:

Egr. Sig. Danilo Formica,
desidero ringraziare Lei e tutta l'Associazione Obiettivo Nord Ovest per l'interesse dimostrato nei confronti del progetto intrapreso dalle Giunte regionali di Piemonte e Liguria di collaborazione e di integrazione reciproca in quegli ambiti politici che vedono i due territori marciare secondo gli stessi ideali e interessi. Al contempo si sta valutando, grazie all'apporto di importanti costituzionalisti, quali vie seguire per dare maggiore autonomia alle due Regioni. Con la Regione Liguria stiamo andando avanti cercando appunto di sviluppare più percorsi di collaborazione e, sono sicura, i risultati che ne verranno fuori saranno buoni, ma non possono, nè devono, essere affrettati. E' bene tuttavia ricordare che, anche con maggiori condizioni di autonomia regionale, non potremmo avere certo le stesse risorse delle Regioni a statuto autonomo. Ho avuto modo di visitare il Vostro sito web (www.obiettivonordovest.org) e di partecipare all'interessante sondaggio; i più vivi complimenti! I miei migliori saluti e Auguri sinceri di Buone Feste,
Mercedes Bresso

mercoledì 12 dicembre 2007

Lettera aperta al Presidente della Regione Liguria


Egregio Presidente Claudio Burlando,

da qualche mese Lei e la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso state promuovendo accordi interregionali volti alla cooperazione tra territori complementari ed a una maggiore autonomia.

Mercedes Bresso ha precisato, inoltre, come lo scopo di entrambe le Giunte sia quello di arrivare, per le nostre regioni, ad una forma di autonomia simile a quella sud tirolese. In questi mesi avete siglato accordi in materia di sanità e promozione turistica, ma difficilmente il cittadino si è reso conto delle potenzialità del vostro progetto.

E’ di questi giorni la notizia che, con la nuova finanziaria, saranno stanziati trenta milioni di euro per finanziare quei comuni che avevano chiesto il passaggio da una regione a statuto ordinario ad una a statuto speciale (come Cortina D’Ampezzo in Veneto); sempre di questi giorni è la notizia che in Trentino l’ICI scomparirà definitivamente dal 2008. Spesso, a queste notizie non viene attribuita l’importanza che meritano e non arrivano ai cittadini.

E’ certamente utile proporre reciproci accordi sulla promozione di prodotti tipici locali a Savona o a Torino, ma è sicuramente più importante affrontare tematiche concrete per spiegare al cittadino quanto, in termini economici, rimarrebbe sul nostro territorio e quanto si risparmierebbe ogni anno. Basti pensare che oggi Bolzano amministra circa 4 miliardi di euro (la Provincia di Roma solo 800 milioni) dovuto anche al fatto che il 90 % dell’Irpef ed il 40 % dell’Iva ritorna nelle casse delle due Province Autonome.

Auspico quindi un maggiore coinvolgimento dei cittadini ed una maggiore concretezza politica. Se dal 2008 l’Ici non esisterà più per i cittadini trentini, quando diventerà una realtà anche per i liguri? Quando potremmo trattenere anche noi il 90 % dell’Irpef? Perché Cortina deve ricevere fondi per non “scappare” in Trentino e noi no? Dobbiamo forse promuovere un referendum di annessione alla Regione Autonoma della Sardegna?

Danilo Formica

Free Tibet

Domani sera, 13 dicembre, dalle ore 21.20 la Web Tv di Obiettivo Nord Ovest propone una serata sul tema "Tibet Libero". Dopo la visita del Dalai Lama a Milano nei giorni scorsi, riteniamo doveroso contribuire anche noi, per il poco che possiamo fare, all'azione di sensibilizzazione finalizzata al riconoscimento di una vera autonomia e dei diritti umani al popolo tibetano.
Free Tibet:
Giovedì 13 dicembre alle 21.20 su http://www.obiettivonordovest.blogspot.com/

giovedì 6 dicembre 2007

buoni propositi, ora però vogliamo i fatti


Mi trovo in totale sintonia con le parole espresse dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Durante l'incontro con la comunità economica, a Milano, il Presidente Napolitano ha sottolineato come sia un dovere attuare il titolo V della Costituzione. Auspico, però, che tali parole trovino la giusta concretezza nella realtà; troppe volte si è sentito parlare di federalismo in modo distorto e strumentale. Per me, attuare il federalismo significa lasciare le risorse sul territorio che le ha generate, rendere responsabili gli enti più vicini al cittadino e garantire maggiore trasparenza su come vengono investiti ed utilizzati i soldi pubblici.
Sono favorevole all'attuazione del federalismo fiscale senza prescindere da un federalismo politico: non esiste, infatti, realtà dove si sia realizzato un federalismo fiscale senza prima aver attuato un’opera di grande decentramento di competenze, anche legislative, agli enti locali. Infine, dal momento che lo stesso Presidente della Repubblica invita ad attuare quel poco di federalismo che già esiste in Costituzione oggi, invito il Presidente della Regione Liguria a fare pressione presso gli organi competenti e chiedo altresì a che punto sia l'iter, proposto quest'estate, per la creazione di una macro regione a statuto speciale sul modello sud tirolese. Infatti, dopo gli annunci di luglio, sono mesi che non si sente parlare di autonomia. Valuto essenziale portare avanti questo progetto per garantire una nuova forma di sviluppo alla nostra regione e per potersi esprimere su scenari politico – economici, autonomamente, a livelli internazionali.

martedì 27 novembre 2007

Tavola rotonda sull'Europa


Sabato 1 dicembre, in occasione del centenario di Altiero Spinelli, presso la Sala Commissioni di Palazzo Marino, Piazza Scala 2, Milano, si terrà un convegno dal titolo: "Dal manifesto di Ventotene agli Stati Uniti d'Europa". L'apertura dei lavori, alle ore 9.30, sarà seguita da una tavola rotonda prevista per le ore 10.30 nella quale si discuterà del "ruolo dell'Italia e dei Paesi fondatori nella battaglia per l'Europa. Interverrà anche Giancarlo Pagliarini che, in chiave federalista, affronterà il tema della "Europa delle Regioni".

venerdì 23 novembre 2007

Federalismo portuale


Il federalismo portuale, tanto atteso dai liguri, ha fatto, in questi giorni, importanti passi in avanti, grazie anche al lavoro del Presidente della Regione Burlando, che, con coraggio, ha promosso e sostenuto il progetto a Roma. Non bisogna, però, cantare vittoria troppo presto, in quanto non è stata ancora resa nota quale sia la somma che rimarrà sul territorio e quale confluirà nelle casse di Roma. In questo senso occorre un cambiamento sostanziale!

Due considerazioni:
a) tra 2005 e 2006 il porto di Genova ha perso il suo storico primato nel Mediterraneo a favore di Barcellona e Valencia;
b) a fronte di 0,64 euro di "diritti portuali" per tonnellata movimentata a Rotterdam, 0,78 a Valencia, 0,89 a Marsiglia e 1,05 a Barcellona, ai porti liguri restano solamente 0,18 euro.

Analizzando questi dati si evince che pochi centesimi in più trattenuti sul nostro territorio non sarebbero sufficienti a rendere i nostri porti competitivi con il resto d'Europa ed un provvedimento poco risolutivo si trasformerebbe in semplice propaganda politica. Riteniamo, inoltre, un grosso errore, l'intenzione del Presidente dell'Authority di Savona di creare un solo comprensorio portuale tra Genova e Savona, in quanto un "cartello" porterebbe soltanto all'immobilismo e all'inefficienza.

Al contrario, una volta ottenuta l'autonomia finanziaria, la concorrenza tra i porti liguri favorirebbe la "gara" all'offerta dei maggiori servizi ed ai prezzi minori, si investirebbe il capitale per migliorare le infrastrutture e si acquisirebbe maggiore competitività sul mercato portuale europeo. Per di più, con un'unica authority, si correrebbe il rischio di indirizzare tutte le risorse verso un unico territorio, a svantaggio di un'altro. Prendiamo esempio dalla vicina Svizzera e trasferiamo, al nostro sistema portuale, il "federalismo fiscale competitivo" che applicano i cantoni elvetici. Autonomia e concorrenza sono le ricette per rilanciare la nostra economia.

martedì 20 novembre 2007

L’esportazione dell’esperimento referendario della Valle d’Aosta


Si parla spesso di rafforzare i poteri del “premier”. Ma poco o nulla di potenziare gli strumenti utili per una sovranità davvero popolare. Non tutti sanno che domenica scorsa, nonostante il silenzio della maggior parte dei mass media, è stata una giornata importante per la nostra democrazia. Per la prima volta in Italia è stata sperimentata la democrazia diretta di tipo propositivo: tramite referendum i cittadini possono esprimersi su varie proposte, se le approvano queste diventano effettivamente legge.

Nel nostro ordinamento questo tipo di referendum non è previsto; è stato introdotto da qualche anno solo in Valle d’Aosta, dove si è tenuta la prima “sperimentazione” referendaria. Purtroppo i cittadini, anche su suggerimento dei principali partiti locali, non sono andati a votare, non raggiungendo il 45% necessario per la validità della consultazione. Penso sia importantissimo ora portare questa “opportunità” anche al di là dei confini della Valle d’Aosta. Solo con l’introduzione di strumenti di democrazia diretta il cittadino potrà eliminare la “Casta” e tenere realmente sotto controllo i propri amministratori. Basti pensare che uno dei quesiti referendari valdostani su cui i cittadini dovevano esprimersi riguardava la realizzazione di un ospedale unico: situazione che qui da noi è stata portata avanti, dai nostri amministratori, senza chiedere alcuna opinione ai cittadini.

Se oggi ci fosse un referendum propositivo qui in Liguria, il cittadino potrebbe decidere, ed eventualmente bloccare, progetti come il porto della Margonara e il porto container a Vado. Purtroppo invece tutto questo qui da noi è fantascienza ed il cittadino viene interpellato solamente ogni 5 anni per scegliere se è meglio un simbolo che un altro. Ma realmente poi in quei 5 anni che poteri ha di controllo su quei amministratori che ha fatto eleggere? Con il referendum propositivo il cittadino potrebbe sostituirsi al legislatore, ma soprattutto dare un segnale chiaro alla politica «O ci fate le leggi che ci servono, o ce le facciamo noi!» .

giovedì 15 novembre 2007

I Liguri


In questa cartina riferita alla Gallia Cisalpina del 200 A.C. si riconoscono molto bene le realtà etnolinguistiche che oggi costituiscono le radici etniche e genetiche principali dei Popoli Padano Alpini: in verde chiaro, i popoli Celti: Insubri, Cenomani, Orobi, Boi, Lingoni, Senoni, ecc; In Verde scuro, in alto a destra, i Veneti, popolo non celtico proveniente molto probabilmente dai Balcani (altri parlano dell'attuale Boemia, culla dei "Vendi", o "Venedi", antico popolo secondo alcuni germanico, secondo altri slavo), ma in parte culturalmente "celtizzato" (come dimostrano molte scoperte archeologiche in Veneto); In Arancione i Liguri, con i popoli appennini: Taurini, Statielli, Apuani, ecc, tutti popoli pre-indoeuropei di stirpe antichissima e parente stretta degli attuali Baschi; In Verde scuro, sotto la linea Gotica, gli Etruschi. Da notare che nella cartina, il confine settentrionale dell'Italia corisponde proprio allo spartiacque dell'Appennino tosco-emiliano, (in rosso nella cartina). Conquistati da Roma, questi popoli subirono solo in piccola parte la romanizzazione etnica, ma linguisticamente si assimilarono al latino, che unifico' nella parlata queste genti che appartenevano a radici etnolinguistiche differenti tra loro (come già detto, Liguri e Apuani non erano indoeuropei, come invece i vicini Galli Cisalpini). Tuttavia, le radici linguistiche di questi popoli rimasero, in particolare le radici linguistiche celtiche, che assimilandosi al latino volgare parlato dalla popolazione diede origine appunto alle lingue galloromanze parlate oggi in Padania. Non rimane traccia della lingua degli antichi liguri e degli apuani, che finirono per assimilarsi linguisticamente ai galloromanzi; analogamente fecero i Veneti, i quali mantennero pero' una lingua propria distinta, sempre pero' nell'ambito gallo-romanzo.

mercoledì 14 novembre 2007

La questione del federalismo


di Gilberto Oneto

Poche altre idee come quella federalista sono state svillaneggiate e distorte. Dodici anni fa Marco Bassani, William Stewart e Alessandro Vitale hanno trovato e catalogato 407 tipi e versioni di federalismo nel panorama culturale e storico mondiale. Negli ultimissimi tempi l’italica inventiva ha allungato a dismisura l’elenco: sono comparse perle come il “federalismo solidale” o un improbabile “federalismo imperiale” attribuito niente di meno che a Julius Evola. Il federalismo è diventato una coperta di ogni colore, estendibile a piacere come le gambe di Tiramolla per coprire qualunque cosa. Così tutto è federalismo (anche il contrario del federalismo) in questo straordinario Bel Paese in cui mafiosi siedono in Commissioni anti-mafia, i processi si tengono sui rotocalchi e i “buoni” sono sempre più spesso i cattivi. Qui tutti sono federalisti, anche Gianfranco Fini e Agazio Loiero in un perpetuo carnevale in cui si rovesciano ruoli e valori. Si dirà che tutto questo fa parte di una antica italica vocazione alla non serietà, al trasformismo, alla recita a soggetto, alla sceneggiata partenopea, al “Franza o Spagna purchè se magna” applicato alle architetture istituzionali, all’istinto di sopravvivenza di una casta di parassiti che si adatta a tutte le variazioni climatiche pur di restare aggrappata al suo posto. In larga parte è così ma c’è di peggio. C’è anche il lucido disegno di dipingere il federalismo per quello che non è, ovvero di chiamare federalismo delle schifezze che ne sono spesso l’esatto opposto.


Quello di descrivere l’avversario in negativo attribuendogli le peggiori nefandezze è un gioco cui si dilettano da sempre i potenti, lo ha fatto Nerone con i cristiani, Hitler con gli ebrei; c’è chi si è travestito da pellerossa o da bombarolo sudtirolese per far cadere sull’avversario turpi responsabilità. Oggi la gente chiede federalismo: cosa c’è di meglio che dare loro la peggiore pattumiera chiamandola federalismo? È ovvio che la gente riterrà il federalismo nocivo e lo rifiuterà. Sono diabolici: hanno fatto le Regioni come fotocopie dei vizi dello Stato centrale e hanno fregato i regionalisti, si sono inventati l’ICI e cento altre gabelle locali (in aggiunta e non in sostituzione di quelle centrali) per “sistemare” chi chiedeva autonomia impositiva, hanno moltiplicato i centri di potere e di spesa (comprensori, province, comunità montane, città metropolitane e altro ciarpame) per inchiappettare chi chiedeva autonomie. Ovvero: volevate il federalismo? Adesso ve lo grattate! Perchè – ci raccontano – il federalismo non è più libertà e meno tasse ma l’esatto opposto. Alla faccia di Jefferson, Cattaneo e Miglio. Che questo giochino lo facciano legioni di trafficoni e di politicanti è umanamente capibile ma che ci si mettano anche persone intelligenti e colte come Giovanni Sartori sulla prima pagina del “Corriere” è molto più preoccupante. Uno come lui non può non sapere che il federalismo vero è un’altra cosa, che non è il pascolo della casta ma la sua fine. Non può non sapere che i più bassi livelli di tassazione e i più alti livelli di efficienza amministrativa, di autonomia e di libertà si trovano proprio nei paesi federali. Non ci sono mafie in Germania, e non c’è la casta in Svizzera o Canada. E se c’è qualcosa che può lontanamente somigliarle non vive in ogni caso con i soldi dei contribuenti. Il federalismo è il contrario dello spreco: solo in uno Stato centralista ed accentratore sopravvivono parassiti, burocrati e satrapi nascondendosi dietro i grandi numeri e l’anonimato del potere.


Nelle realtà davvero federali li si conosce uno ad uno, e i cittadini pagano per le spese che si sono decise e ne controllano la destinazione come in un condominio. È nei grandi silos che prosperano pantegane e scarafaggi: nelle piccole dispense li si schiaccia uno a uno. Proporre sovrapposizione fra corruzione e federalismo, fra la Casta e l’autonomismo? Andiamo professor Sartori, non è da lei. La corruzione è diventata normale pane quotidiano di questa penisola da quando è diventata uno Stato accentrato: è figlia di Liborio Romano, Crispi, Giolitti e dei loro nipotini. La casta è figlia di Mazzini e Garibaldi, dei Savoia, del fascismo e dell’antifascismo, dispensatori di pensioni e prebende. La Casta ha bisogno per sopravvivere di moltiplicare gli uffici e le cadreghe, non di ridurli al minimo e metterli sotto il controllo della gente. Avessero prevalso Cattaneo e Ferrari molti più italiani avrebbero conosciuto le gioie del lavoro. Che frotte di parassiti e mantenuti terrorizzati dal federalismo cerchino di trasformarlo in altro è comprensibile. Di fronte alla prospettiva di perdere pane e companatico si adattano a tutto fino a – come a scritto Samuel Johnson – cantare inni e avvolgersi in vessilli patriottici. Se gli tocca di essere cattolici o buddisti, questi fanno finta di esserlo mettendo in vacca il buon Gesù e il Gautoma Buddha. Se devono fare i fascisti, i comunisti lo fanno (lo hanno sempre fatto) senza arrossire, sputtanando falci, fasci littori e martelli. Se gli tocca fare i federalisti, lo fanno semplicemente battezzando federalismo il suo esatto contrario. Che lo facciano costoro possiamo capirlo, ma che lo faccia gente come Sartori non ci quadra. Non ha bisogno di questo ambaradan per essere quello che è. La sua non è una presa di posizione di sopravvivenza, non è di pancia ma di cervello: è ideologica. Questo è ancora più preoccupante.

domenica 11 novembre 2007

Convegno Mav - Obiettivo Nord Ovest

Vi segnalo la lettera inviata dal Mav per il convegno del 1 dicembre:

M.A.V. Movimento Autonomista Valsesiano Via 24 maggio 16/3 13019 Varallo – Valsesiamav-varallo@valsesia.biz
OBIETTIVO NORD OVEST Via Solaro Rapalin 100 Sanremo - Liguria info@obiettivonordovest.org

Varallo sabato 10 novembre 2007
A tutti i responsabili dei movimenti, gruppi e associazioni autonomiste, federaliste e identitarie delle Comunità Liguri, Piemontesi e di tutto l’arco Alpino.
Cari Amici, L’associazione "OBIETTIVO NORD OVEST" propone UN’ AMPIA E FRATERNA DISCUSIONE FRA NOI sulla proposta di un’unione federale tra Liguria e Piemonte, nella prospettiva di creazione d’una grande macroregione delle Alpi Occidentali che, mantenendo le varie identità culturali, riunisca le popolazioni che per secoli furono, liberamente, parte di un’unica Comunità. Per confrontare le nostre idee, per espandere le nostre proposte e confutarne l’eventuale sviluppo nei diversi prospetti culturali, e stato organizzato per:

SABATO I DICEMBRE 2007
presso
L’ALBERGO MONTE ROSA
via G. Regaldi 4 VARALLO
Un Convegno AUTONOMISTA per una grande regione dalle Alpi al Mare, che si svolgerà con il seguente programma:
  • ORE 15:00 APERTURA del convegno e relazione introduttiva di Andrea Giribaldi portavoce dell’associazione "OBIETTIVO NORD OVEST"
  • ORE 15:30 – 18:30 DIBATTITO (tra tutti i presenti) presieduto da Marco Giabardo coordinatore Movimento Autonomista Valsesiano.
  • ORE 18:30 Intervento di Roberto Gremmo , direttore del giornale "Piemont" e del supplemento "Valsesia Autonomista" E’ calorosamente gradita la Vs. presenza, per noi particolarmente importante. Si prega di accreditarsi non oltre il 23.11.2007 ai seguenti riferimenti:
393 27 81 100 (Andrea) O.N.O. - 328 81 74 964 (Marco) M.A.V.
Al termine del succitato convegno sarà prevista una cena, per tutti coloro che ne vorranno prendere parte, è gradita la prenotazione entro il 29.11.2007.

martedì 6 novembre 2007

On line i video della giornata a Varallo


Sono on line da pochi giorni i video dell'incontro proposto dal M.A.V. a Varallo Sesia. A breve sarenno disponibili anche sul sito di Obiettivo Nord Ovest. Per ora è possibile visionarli su Pol e you tube all'indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=H_C2iUviBi0
Per info e suggerimenti: info@obiettivonordovest.org

In merito alle dichiarazioni dell’Ass. Reg. Vesco


Questa mattina ho letto con perplessità le dichiarazioni dell’Assessore Regionale Vesco in merito al problema sicurezza ed, in particolare, la sua personale opposizione all’espulsione di stranieri nulla tenenti. L’Assessore inoltre si dice contrario all’abbattimento delle baraccopoli che sta avvenendo, in queste ore, in diverse città. Leggendo tali dichiarazioni mi chiedo se viviamo in uno stato di diritto o in una repubblica delle banane; non solo, ma mi domando quale messaggio possa arrivare ad un ragazzo da un uomo delle istituzioni quale dovrebbe essere Vesco.

Come si può promuovere l’illegalità? Si perché di illegalità si tratta quando si difende la costruzione di baraccopoli. Non solo illegalità, ma anche discriminazione. Discriminazione verso tutti quei cittadini che, onestamente, devono lavorare per mettersi da parte i soldi per comperarsi una casa ed, una volta comprata, ci pagano anche le tasse. Parla poi di integrazione, ma come si può integrare una persona che vive nell’illegalità, non possiede nulla e non ha lavoro? Forse mandando i figli a chiedere l’elemosina in metropolitana o lavando i vetri a qualche semaforo? E’ questo che il futuro che intendiamo dargli?

Questa politica dell’accettare chiunque porterà sempre più a discriminare quelle persone straniere oneste che lavorano sul nostro territorio e producono reddito. Non si può stare solo a guardare, bisogna offrire accoglienza ma, nello stesso momento, accertarci di chi sta entrando sul nostro territorio e delle condizioni di vita che può garantirsi; se non ha reddito come può sopravvivere? Lascio al lettore la risposta.

Bisogna ricordarsi che per prima cosa uno Stato dovrebbe occuparsi dei bisogni e della sicurezza dei propri cittadini; con l’attuale politica il cittadino è troppo spesso dimenticato e talvolta discriminato.

martedì 23 ottobre 2007

Blocher vince e rilancia il federalismo fiscale

Svizzera dopo le elezioni

“La mia casa. La nostra Svizzera”: è questo lo slogan che ha accompagnato la campagna elettorale di Cristoph Blocher, il leader dell’Udc che la nostra stampa ha liquidato come xenofobo e ultranazionalista; ora che dalle urne è emersa una Svizzera sempre più rossocrociata, una Svizzera che saprà fare della propria identità federalista la carta vincente per competere nel mondo globalizzato, la Confederazione potrebbe presto diventare un esempio prezioso di federalismo fiscale costruito sulla concorrenza, uno dei pilastri identitari di questo Paese che ha saputo costruirsi sulla diversità e sulla volontà delle sue genti. Il nuovo modello fiscale introdotto dal Cantone Obvaldo (con un’imposta decrescente per i redditi superiori a 300.000 franchi svizzeri e i patrimoni oltre i 5 milioni di franchi e un’imposta fissa del 6,6% sugli utili delle società) ha fatto sì che il tema della concorrenza fiscale tra i Cantoni tornasse a essere un elemento centrale anche nella discussione politica, in grado di animare la recente campagna elettorale. Proprio Cristoph Blocher, il consigliere federale e leader dell’Udc, lo scorso 4 aprile 2007, in occasione di un incontro informativo a Oberengstringen, ha ricordato che: “La concorrenza fiscale illustra in modo evidente i punti forti del sistema svizzero. Il federalismo permette la concorrenza fiscale tra i Cantoni, poiché non conosciamo alcuna unificazione. Il federalismo offre la possibilità di scegliere. I cittadini possono dare un’occhiata a circa 3000 Comuni svizzeri e scegliere di conseguenza il loro domicilio.”
Benché la pressione fiscale non sia certo l’unico criterio di scelta, le aliquote sono e restano un fattore importante. In Svizzera la concorrenza è l’anima del federalismo fiscale; senza l’autonomia impositiva e di riscossione di cui godono i 26 Cantoni e i circa 2800 Comuni, la Confederazione elvetica non sarebbe una Confederazione. E’ la Costituzione (art. 3) stessa a ribadire la natura federale del sistema fiscale svizzero; i Cantoni, infatti, sono sovrani “per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano tutti i diritti non delegati dalla Confederazione.”; il che significa che la Confederazione può riscuotere solo le imposte che le sono attribuite dalla Costituzione, mentre i Cantoni sono liberi di scegliere le proprie imposte, a meno che la Costituzione non vieti loro certe imposte o le conferisca alla Confederazione.C’è di più: in Svizzera lo Stato può imporre al cittadino solo gli obblighi, imposte comprese, previsti dalla Costituzione e dalla legge; qualunque richiesta diversa richiede un referendum obbligatorio o facoltativo.
La flat tax di Obvaldo (primo Cantone a optare per questa possibilità), effettiva dal 2008, sta orientando il dibattito sulla riforma fiscale nei Cantoni. Lo scorso 12 ottobre, per esempio, il presidente della Camera di Commercio del Canton Ticino, Franco Ambrosetti, nel suo discorso in occasione della 90° assemblea annuale, ha evocato la flat tax come possibile soluzione per far crescere la competitività. Ad Ambrosetti ha risposto nella medesima sede Laura Sadis, direttrice del Dipartimento finanze ed economia (Dfe). Secondo l’On. Sadis un’imposta sul reddito con aliquota unica, da sola, non è capace di assicurare la semplificazione (anche amministrativa) del sistema fiscale ticinese; comporta inoltre effetti redistributivi a sfavore delle classi di reddito basse e modeste da correggere con l’esenzione di alcuni importi o l’introduzione di deduzioni specifiche. Citando il rapporto del Professor Keuschnigg dell’Università di San Gallo in cui sono stati valutati gli effetti sulla crescita economica, sulla creazione di capitale di rischio, sull’impiego, sui salari, sul consumo privato, sul patrimonio finanziario e sul rendimento della sostanza investita dei vari sistemi fiscali, tra cui la flat tax, Laura Sadis fa osservare come, in virtù della natura fortemente progressiva dell’imposta federale diretta, un’aliquota proporzionale unica sgraverebbe i redditi alti, gravando però sui medi e bassi, che si vedrebbero ridotto il proprio potenziale di risparmio. D’accordo o meno con questa posizione, l’aspetto interessante è la presenza di un acceso dialogo su un tema che è all’ordine del giorno dei paesi più sviluppati, mentre resta del tutto marginale nel nostro paese.
Dopo la giornata milanese dello scorso 29 settembre, promossa da decidere.net, la flat tax è tornata a essere argomento tabù. Eppure, come scrive Alvin Rabushka (con Robert E.Hall autore delle idee fondanti di questo sistema fiscale) nell’Occasional Paper dell’Istituto Bruno Leoni, la flat tax è “un sistema di tassazione in cui a ogni contribuente, che si tratti di persona fisica o di un’azienda, viene applicata una sola aliquota di imposta, indipendentemente dal livello di reddito e dalla fonte di quest’ultimo. (…) Essa ha lo scopo di aumentare la libertà individuale, permettendo a ciascun individuo di conservare una quantità maggiore di ciò che guadagna.” Si basa sul fatto che gli incentivi individuali sono importanti per stimolare crescita e cambiamento. Le aliquote fiscali elevate, infatti, disincentivino il lavoro, l’investimento e il risparmio, mentre aliquote ridotte spingono a lavorare, a risparmiare, a investire lasciando a colui che produce una buona parte del frutto del proprio lavoro. La flat tax, in particolare, è efficiente, perché riduce al minimo la distorsione dei prezzi e del mercato; è equa, perché ciascuno contribuisce in pari percentuale; è semplice, perché è facile da capire e da applicare.

I 13 punti di decidere.net

ecco i punti programmatici del network liberale "decidere.net":



per info: info@decideresavona.net

giovedì 18 ottobre 2007

Ecco come la casta mantiene il suo potere


A fine settembre il Parlamento "regala" decine di migliaia di euro, più di 18000000 di euro, alle più disparate associazioni; dal rifacimento chiese ai campi da calcio fino, da 30000 per una strada comunale di palermo alle decine di migliaia di euro date ad una associazione in difesa del meridione con sede a Roma. Ecco la lista dei regali: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer?tipo=BGT&id=280250 Sarebbe interessante capire con quali criteri vengono dati questi fondi e come i vari parlamentari che hanno votato tale provvedimento conoscano così bene le situazioni inerenti lo stato delle strade comunali, chiese, asili, campi da calcio etc. da Bolzano a Palermo.. incredibile! Dovrebbero essere i Comuni a decidere a chi destinare i finanziamenti; con questo sistema il cittadino non ha alcun controllo sui propri amminitratori.
Alcuni esempi:
a Gorgonzola vengono dati 40000 euro per un progetto di educazione alimentare nelle scuole
a Cologno Monzese il consiglio comunale dei bambini costa addirittura 30000 euro
la video sorveglianza a Brescia ci costa invece 150000 euro
a Milano un contributo per la cultura araba, ben 189500 euro
contributo di 60000 euro all'associazione tempoliberomare di Palermo
numerosi contributi ad associazioni che al loro interno annoverano esponenti di vari partiti

Sì bipartisan. Soldi ai "cenacoli" di Alemanno e Pera, Tra i 363 capitoli molti riguardano parrocchie. Ma c´è anche la "Crusca" con 80 mila euro

La Repubblica 09 OTTOBRE di CARMELO LOPAPA
ROMA- La "mancia" è diventata legge col consenso di tutti e nella massima riservatezza. Anche al Senato, lì dove di solito i due schieramenti si danno battaglia all´ultimo voto su ogni straccio di emendamento. Poco più di 18 milioni (e 375 mila euro, per l´esattezza), non spesi in precedenza, sono stati messi a disposizione dal ministero dell´Economia e ripartiti in un rivolo di 363 interventi per enti, associazioni, fondazioni segnalati da singoli deputati o senatori.Quello di giovedì 27 settembre è stato un pomeriggio di insolita concordia in Parlamento. Le commissioni Bilancio di Montecitorio e Palazzo Madama, con un semplice parere concesso nelle stesse ore hanno dato il via libera al provvedimento, detta appunto "legge-mancia", che per sua natura non necessita del voto d´aula. Unanimità, o quasi. Al Senato, nella commissione presieduta dal diessino Morando, c´è stato il solo voto contrario e «indignato» del verde Natale Ripamonti. Alla Camera, nell´organismo guidato da Duilio (Margherita), l´opposizione dell´ulivista Nicola Crisci. Va detto che tra i finanziamenti a pioggia compaiono beneficiari di tutto rispetto. Istituzioni di consolidata tradizione quali la Fondazione Istituto Gramsci e l´Istituto Luigi Sturzo (entrambe con 250 mila euro), ma anche decine di interventi conservativi di parrocchie o aiuti ad enti di volontariato.Ma nell´elenco - venti pagine - ci si imbatte anche in altro. Microfinanziamenti destinati a territori di origine dei parlamentari o a enti e fondazioni di più o meno chiara copertura politica. Qualche esempio? I 100 mila euro destinati alla Fondazione Nuova Italia, presidente Gianni Alemanno di An, oppure i 50 mila alla Fondazione Magna Carta di cui è presidente il senatore forzista Gaetano Quagliariello e presidente onorario Marcello Pera. Ma la partita è stata trasversale. Soddisfatto si può ritenere di certo il senatore mastelliano Tommaso Barbato, perché nel suo comune - Merigliano (Napoli) - finiscono 90 mila euro per l´associazione "L´altra Merigliano", ma anche 30 mila per l´associazione Quasimodo e 50 mila per ristrutturare la chiesa di San Vito. Anche i senatori sudtirolesi Manfred Pingzer e Helga Thaler potranno vantarsi dei 200 mila euro ottenuti per l´"adeguamento del campo di calcio per il FC Alto Adige Suedtirol". Alla Camera non è mancato chi, come il forzista Zorzato, è intervenuto per correggere un refuso nel finanziamento a cui teneva: 15 mila euro per il Comune di Arqua (Rovigo), e non "Auqua" come scritto in elenco. O come il leghista Garavaglia, per inserire il nome esatto del Comune di Conquio Trevisago (Varese). Ma ci sono anche i 10 mila euro per il Museo della Mountainbike di Chies D´Alpago (Biella) o i 50 mila per «i campi sportivi e il vestiario della scuola calcio del Circolo Ardisci di Como».«Il metodo - spiega l´unico contrario al Senato, Ripamonti - favorisce solo le clientele e l´inciucio: guarda caso la proposta è passata col 70% di segnalazioni della maggioranza e 30% dell´opposizione». Un lavoro che «non risulta coerente con le esigenze del Paese» ha protestato, unico alla Camera, Nicola Crisci (Ulivo). Il lavoro svolto è assolutamente improprio per i parlamentari». Ma è un «atto dovuto» ha tagliato corto durante i lavori il presidente di commissione Duilio, ulivista anche lui, sostenuto dal forzista Crosetto. «Tanto varrebbe - ha obiettato Maria Leddi Maiola della maggioranza - prevedere l´assegnazione a ciascun deputato di una quota pro-capite, affinché ognuno decida come utilizzarla nel proprio territorio».

martedì 16 ottobre 2007

Fiorani a Matrix: come ho salvato la banca della lega

Fiorani spiega a Matrix la vicenda CredieuroNord, come ha salvato i vecchi amministratori dall'accusa di riciclaggio e di come ha ottenuto un "rapporto privilegiato" con la lega. Un vero affare per la Banca Popolare Italiana (ex Lodi). Un po' meno per i soci... loro hanno perso tutto. Il link è: http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=matrix&data=2007/10/15&id=2190&categoria=servizio&from=matrix Il filmato è "parte 3", dopo circa sei minuti. La visione è sconsigliabile ai soci CredieuroNord.Per chi ha tempo è opportuno vedere tutta la trasmissione.Con quella di Report di domenica scorsa sui derivati bancari http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report^23^37208,00.html si può avere una idea abbastanza precisa su chi sono i nostri padroni. Vedere anche il video da me realizzato sulla Credieuronord: http://it.youtube.com/profile?user=daniformica

sabato 13 ottobre 2007

No alla tassa di scopo sul turismo


In questi giorni il Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa sta pensando di inserire in finanziaria una tassa comunale di scopo sul turismo, ovvero una tassa di circa 5 euro a notte per i turisti che vorranno soggiornare nelle nostre città. La tassa, secondo il Ministro, sarà utile per migliorare i servizi e valorizzare i centri storici.
La proposta mi trova sicuramente contrario. Non si può pensare di introdurre una tassa di 5 euro sul turismo perché il nostro paese risulta già fortemente penalizzato dalla concorrenza di altri paesi europei che, grazie a minori costi e maggiori servizi, attirano la gran parte del turismo. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo sistematico dei turisti stranieri, in particolare qui da noi in Liguria, di francesi e tedeschi; i quali solo pochi anni fa popolavano le nostre coste. Mi sembra assurdo sentir dire che tale tassa servirebbe per migliore servizi e valorizzare i centri storici poiché in molte altre realtà più “economiche” riescono già a valorizzare ampiamente il loro territorio. Concludo quindi dicendo che questa proposta mi sembra un “boomerang” destinato a realizzare l’effetto opposto: allontanare ulteriormente il turismo dal nostro paese.

venerdì 12 ottobre 2007

Flat Tax - Tassa Piatta



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venerdì 5 ottobre 2007

La concorrenza tra Esselunga e Coop fa abbassare i prezzi


Nelle città dove ci sono sia Esselunga che Coop, i prezzi sono più convenienti che nel resto d'Italia. Lo dice Altroconsumo che nei giorni scorsi ha pubblicato la mappa della convenienza dei supermercati italiani. Dove è più combattuta battaglia tra i due marchi, ci sono i prezzi migliori. A Pisa e a Firenze per esempio. Qui da anni la concorrenza tra i due ipermercati ha determinato, secondo i risultati dell'ultima indagine, un livello di prezzi del 20% inferiore rispetto alla media nazionale. Esemplare è poi il caso di La Spezia. Dall'inchiesta di Altroconsumo risulta infatti come l'ingresso di Esselunga come competitor di Coop sia stato di beneficio per i consumatori. L'anno scorso all'Ipercoop (il punto vendita meno caro) si spendeva l'8% in meno della media nazionale. Quest'anno, nel nuovo Esselunga, i cittadini di La Spezia arrivano risparmiare quasi il 20% in più rispetto al resto d'Italia. E la concorrenza ha fatto migliorare anche performance dell'Ipercoop: il risparmio è salito dall'8 al 14%. Dall'eccessiva concentrazione invece, i consumatori hanno tutto da perdere. Genova, dove c'è un unico ipermercato, è una delle città in cui il livello di prezzi è più elevato. Nel punto vendita più economico si spende il 27% in più rispetto a quello di Pisa. E dai dati raccolti, l'associazione ha stilato la classifica dei supermercati più convenienti. Sul podio c'è Esselunga mentre Ipercoop si piazza al quarto posto.