mercoledì 7 maggio 2008

Class action, legge da rifare

La legge sull’azione collettiva risarcitoria, la versione italiana della class action americana, entra in vigore il prossimo 29 giugno. Ma le incertezze interpretative legate al testo del nuovo articolo 140-bis del Codice del consumo sono talmente tante, «un numero impressionante», che «e assolutamente opportuno che il nuovo governo e la sua maggioranza adottino quanto prima un provvedimento di ulteriore sospensione … per svolgere un'adeguata riflessione parlamentare».

A lanciare il grido d’allarme sul debutto di questo «ibrido difficilmente classificabile», un’azione collettiva risarcitoria piena di «criticità, paradossi, contraddizioni, lacune ambiguità e passaggi al limite dell’incostituzionalità» è un’analisi sulla “class action all’amatriciana” pubblicato oggi dall’Istituto Bruno Leoni, a firma di Silvio Boccalatte, fellow di IBL.

Questo invito al futuro governo Berlusconi di congelare l’azione collettiva risarcitoria, introdotta con una soluzione «del tutto inopportuna» nell’ultima Finanziaria a firma del governo Prodi, non è una voce isolata dal coro: la preoccupazione che una cattiva legge faccia più danni che altro è condivisa da molte imprese che si sentono sotto tiro (soprattutto per il rischio reputazionale, per i lunghi tempi e gli alti costi legali per difendersi da una miriade di azioni scatenate dall’applicazione retroattiva della norma), da molte associazioni dei consumatori (che temono alti costi infruttuosi e un elevato rischio reputazionale in caso di fallimento delle azioni promosse) e da molti avvocati perplessi per le eccessive ambiguità applicative della legge. Un’analoga richiesta esplicita di sospendere la legge per migliorarla e correggerla è stata avanzata anche dal suo promotore, l’uscente ministro dello Sviluppo Economico Luigi Bersani, che però ha preferito andare avanti, rinviando i ritocchi a dopo ‘entrata in vigore, per evitare che la norma, importante per aumentare la tutela di consumatori e utenti, non finisca dimenticata in un cestino.

Nella sua analisi Boccalatte approfondisce il lungo elenco dei punti deboli della legge: il problema tra interessi collettivi, presupposto per ottenere l’ammissibilità e i diritti lesi di una pluralità di consumatori per quantificare il risarcimento eventuale; il raggio d’azione (cosa dire di disastri ecologici, investimenti in strumenti finanziari quotati?); la definizione di “impresa” (adozione della nozione ampia comunitaria o restrittiva italiana?); l’arduo compito dei giudici di «sbrogliare la matassa di questo caos normativo»; l’indeterminatezza e l’approssimazione nel definire il danno subito (attraverso la stipula di moduli, formulari, contratti firmati o non firmati come biglietti o abbonamenti); il triplice e poco chiaro ruolo del consumatore tra proponente, aderente e interveniente.

Da Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2008

mercoledì 30 aprile 2008

Finanziamento pubblico ai partiti:


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Ecco la Casta! Costo di un deputato:

martedì 29 aprile 2008

"La deriva" ovvero La Casta n.2

Dalle infrastrutture agli ordini professionali, dal turismo all’università
Dai bidelli agli onorevoli, un’Italia alla deriva
Privilegi intoccabili e tagli impossibili

C’erano una volta le impiraresse che perdevano gli occhi a infilar perline, le filandine che passavano la vita con le mani nell’acqua bollente e le lavandere che battevano i panni curve sui ruscelli sospirando sul bel molinaro.

Ma all’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici e fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero finalmente anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere, per lo più ancora precario, è nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta». C’è scritto nel protocollo d’intesa coi sindacati. Non toccano a loro le seguenti mansioni: a) ricevimento dei pasti; b) predisposizione del refettorio; c) preparazione dei tavoli per i pasti; d) scodellamento e distribuzione dei pasti; e) pulizia e riordino dei tavoli dopo i pasti; f) lavaggio e riordino delle stoviglie. Scopare il pavimento sì, se proprio quel pidocchioso del direttore didattico non ha preso una ditta di pulizie esterna. Ma scodellare no. Ed ecco che le scuole materne e primarie, dove le bidelle (pardon: «collaboratrici scolastiche») sono passate allo Stato, hanno dovuto inventarsi questo nuovo ruolo. Svolto da persone che, pagate a parte e spesso riunite in cooperative, arrivano nelle scuole alle undici, preparano la tavola ai bambini, scoperchiano i contenitori del cibo, mescolano gli spaghetti già cotti con il ragù e scodellano il tutto nei piatti, assistono gli scolaretti, mettono tutto a posto e se ne vanno. Costo del servizio, Iva compresa, quasi un euro e mezzo a piatto. Mille bambini, 1.500 euro. Costo annuale del servizio in un Comune di media grandezza con duemila scolaretti: 300.000 euro.

Una botta micidiale ai bilanci, per i Municipi: ci compreresti, per fare un esempio, 300 computer. Sulla Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia, hanno provato a offrire dei soldi alle bidelle perché si facessero loro carico della cosa. Ottocento euro in più l’anno? «Ah, no, no me toca...». Mille? «Ah, no, no me toca...». Millecinque? «Ah, no, no me toca...». Ma ve lo immaginate qualcosa di simile in America, in Francia, in Gran Bretagna o in Germania? (...) E sempre lì torniamo: chi, se non la politica, quella buona, può guidare al riscatto un Paese ricco di energie, intelligenze, talenti straordinari, ma in declino? Chi, se non il Parlamento, può cambiare le regole che per un verso ingessano l’economia sul fronte delle scodellatrici e per un altro permettono invece agli avventurieri del capitalismo di rapina di muoversi impunemente con la libertà ribalda dei corsari? (...)

Giorgio Napolitano ha ragione: «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni ». Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e i cittadini, necessaria come l’ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe più facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell’emendamento indecente infilato nell’ultimo decreto «milleproroghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla destra berlusconiana, ma apprezzato dalla sinistra. Emendamento in base al quale «in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato». Col risultato che nel 2008, 2009 e 2010 i soldi del finanziamento pubblico ai partiti per la legislatura defunta si sommeranno ai soldi del finanziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la legislatura entrante. Così che l’Udeur di Clemente Mastella incasserà complessivamente 2 milioni e 699.701 euro anche se non si è neppure ripresentata alle elezioni. E con l’Udeur continueranno a batter cassa, come se fossero ancora in Parlamento, Rifondazione comunista (20 milioni e 731.171 euro), i Comunisti italiani (3 milioni e 565.470), i Verdi (3 milioni e 164.920). (...)

E sarebbe più facile se i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (anche quando non ci sono), più 50 per le Europee (anche quando non ci sono), più 50 per le Politiche alla Camera (anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione) e più 50 per le Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormità in confronto ai contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. (...) Certo che ha ragione Napolitano, a mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica. Ma cosa dicono i numeri? Che la legge attuale, che nessuno ha voluto cambiare, spinge i partiti a spendere sempre di più, di più, di più. Per la campagna elettorale del ’96 An investì un milione di euro e fu rimborsata con 4, in quella del 2006 ne investì 8 e ne ricevette 64. E così tutti gli altri, dai diessini ai forzisti. Con qualche caso limite come quello di Rifondazione: 2 milioni di spese dichiarate, 34 incassati. Rimborsi per il 2008? C’è da toccar ferro. (...) «Un fantastilione di triliardi di sonanti dollaroni». Ecco a parole cos’hanno tagliato, se vogliamo usare l’unità di misura di Paperon de’ Paperoni, dei costi della politica. A parole, però. Solo a parole. Nella realtà è andata infatti molto diversamente.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Ap) E si sono regolati come un anziano giornalista grafomane che stava anni fa al Corriere della Sera e scriveva ogni pezzo come dovesse comporre un tomo del mitico Marin Sanudo, il cronista veneziano che tra i 58 sterminati volumi dei Diarii e i 3 delle Vite dei Dogi e il De origine e tutto il resto, riuscì a riempire l’equivalente attuale di circa 150.000 pagine. Quando il vecchio barone telefonava in direzione per sapere della sua articolessa, il caporedattore sudava freddo: «Tutto bene il mio editoriale, caro?». «Scusi, maestro, dovrebbe tagliare 87 righe». «Togliete gli asterischi». Questo hanno fatto, dal Quirinale alle circoscrizioni, nel divampare delle polemiche sulle spese eccessive dei nostri palazzi, palazzetti e palazzine del potere: hanno tolto gli asterischi. Sperando bastasse spargere dello zucchero a velo per guadagnare un po’ di tempo. Per tener duro finché l’ondata d’indignazione si fosse placata. Per toccare il meno possibile un sistema ormai così impastato di interessi trasversali alla destra e alla sinistra da essere diventato un blocco di granito. (...)

Almeno una porcheria, i cittadini italiani si aspettavano che fosse spazzata via. Almeno quella. E cioè l’abissale differenza di trattamento riservata a chi regala soldi a un partito piuttosto che a un’organizzazione benefica senza fini di lucro. È mai possibile che una regalia al Popolo della Libertà o al Partito democratico, a Enrico Boselli o a Francesco Storace abbia diritto a sconti fiscali fino a 51 volte (cinquantuno!) più alti di una donazione ai bambini leucemici o alle vittime delle carestie africane? Bene: quella leggina infame, che avrebbe dovuto indignare Romano Prodi e Silvio Berlusconi e avrebbe potuto essere cambiata con un tratto di penna, è ancora là. A dispetto delle denunce, dell’indignazione popolare, delle promesse e perfino di una proposta di legge, firmata a destra da Gianni Alemanno e a sinistra da Antonio Di Pietro. Proposta depositata in un cassetto della Camera e lasciata lì ad ammuffire. Ma se non ora, quando?

Sergio Rizzo Gian Antonio Stella (1- Continua)
28 aprile 2008
fonte: Corsera

mercoledì 23 aprile 2008

Riaperta discarica abusiva a Savona

Vorrei segnalare la riapertura di una discarica abusiva in zona Nostra Signora del Monte (Savona). Il sito era già stato segnalato al Comune di Savona come discarica di rifiuti tossici non autorizzati, e lo stesso Comune aveva predisposto l’applicazione di una recinzione su tutta la zona interessata. Oggi la recinzione è stata in gran parte rimossa e la zona in questione ha ripreso a funzionare illegalmente come discarica. Si possono trovare diversi materassi, materiale edilizio, mobili di vario genere, sedie, poltrone, etc. Inoltre vi sono alcune taniche nere contenenti materiale di ignota provenienza. Invito quindi il Comune e le autorità competenti a ripristinare le recinzioni ed a controllare se vi siano stati versati, nuovamente, rifiuti tossici che possano aver compromesso l’opera di bonifica del terreno.







martedì 22 aprile 2008

Proposte per il nuovo Governo Berlusconi



Ecco chi è Raffaele Lombardo:

Raffaele Lombardo è il nuovo “catalizzatore sud” dei poteri forti del Nord, per nulla faccia nuova della politica, partecipa alla fine degli anni settanta alla gioventù DC catanese e con la Dc farà carriera all’ombra di Calogero Mannino. Consigliere ed Assessore al Comune di Catania, diventa nel 1986 deputato alla Regione Siciliana e, rieletto nel 1991, diviene assessore regionale agli Enti Locali. Ebbe delle vicissitudini nell’epoca di Tangentopoli, iniziate nel 1992 con un arresto per abuso d’ufficio, e dopo essere stato condannato in primo grado, assolto in appello dallo scandalo giudiziario. Nel 1994 fu coinvolto, e ancora arrestato per corruzione, per lo scandalo dell’appalto dei pasti all’ospedale di Catania, dell’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini. Sospeso dalla carica di deputato ai sensi della legge 55/1990 e successive modifiche, dal 22 luglio al 29 settembre 1994.
Nel dicembre 1994 lascia anticipatamente l’Assemblea regionale. Alla fine Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato 5 miliardi ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma per i giudici alla fine furono solo un regalo, e il reato derubricato a finanziamento illecito ai partiti, e quindi prescritto.
Lombardo allora torna in politica e diventa europarlamentare nel 1999 nel Centro Cristiano Democratico, vicesindaco di Catania nel 2000 ed eletto presidente della provincia di Catania nel 2003. Nel 2004 viene riconfermato europarlamentare, dopo le dimissioni di Salvatore Cuffaro, nell’UDC, partito del quale è segretario regionale fino al 2005.

http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=427533

domenica 20 aprile 2008

Rialzati Alitalia... ma non con i nostri soldi!




sabato 19 aprile 2008

un Briefing Paper sulla liberalizzazione ferroviaria

La liberalizzazione ferroviaria è alle porte, ma l’Italia rischia di trovarsi impreparata all’appuntamento. Il Briefing Paper di Alessandro Viotto, “La liberalizzazione del trasporto ferroviario” fa il punto sullo “stato dell’arte” e sulle criticità. Il Briefing Paper di Alessandro Viotto, “La liberalizzazione del trasporto ferroviario”, è liberamente disponibile qui: clicca qui

Speranze e Proposte

Tra qualche giorno si insedierà a Roma un nuovo Governo ed un nuovo Parlamento; sperando che vogliano lavorare tutti nell’interesse dei cittadini, vorrei suggerire alcuni punti programmatici che, secondo il mio modestissimo parere, appaiono imprescindibili e indispensabili per riformare seriamente questo paese. I miei sono solo suggerimenti da semplice cittadino, ma mi piacerebbe che, almeno qualcuno di questi punti, potesse venire discusso in Parlamento da qualche deputato o senatore:

FEDERALISMO: in questi giorni si sente parlare spesso di Federalismo Fiscale ma occorre precisare come realizzarlo; non vorrei che dietro a queste parole ci fosse solo l’impegno a lasciare qualche denaro in più nelle casse di alcune regioni del nord, senza attuare un vero sistema federalista. Innanzitutto il federalismo fiscale è imprescindibile dal federalismo politico, ovvero è impensabile da attuarsi senza prima non aver riorganizzato i poteri dello Stato. Non vorrei una riorganizzazione come quella tentata dalla “Devolution” ma vorrei un federalismo ispirato ai valori liberali ed alle linee guida di Carlo Cattaneo, e nel concreto simile all’idea di riorganizzazione dei poteri operata quasi 10 anni fa da Gianfranco Miglio e descritta ampiamente ne “L’asino di Buridano”.

FISCO: attuando una seria riforma federale del nostro ordinamento, l’intero comparto fiscale dovrebbe essere demandato alle Regioni, ovvero lo Stato dovrebbe istituire una tassa unica per il mantenimento dell’apparato centrale e per quei compiti come sicurezza e difesa che dovrebbe mantenere sotto il suo controllo. A questo punto non avrebbe più senso mantenere 10/13 Ministeri ed uffici collegati; bisognerebbe ridurre il tutto ad 2/3 Ministeri simile al sistema burocratico federale statunitense, molto più snello e semplice. Tutte le altre tasse, compreso il prelievo fiscale, avviene a livello regionale creando, come in Svizzera, un federalismo fiscale competitivo tra regioni, cioè le regioni potranno scegliere se offrire maggiori servizi, quindi avere tasse più alte, o offrire meno servizi ma tasse meno elevate (libera concorrenza tra regioni). Tutto questo responsabilizzerà i nostri amministratori ed incentiverà l’offerta di servizi a prezzi maggiormente vantaggiosi.

TRASPARENZA: ogni tassa deve essere espressamente istituita per coprire il costo di un servizio. Oggi il cittadino non sa quando paga cosa compra dallo Stato, ne quanto gli costa un determinato servizio. Ci sono poi delle tasse come l’IVA che in altri paesi, come l’Inghilterra, sono vietate poiché non corrispondono ad alcun servizio erogato dallo Stato. Un cittadino paga l’Iva, ma poi lo Stato italiano cosa ci fa con quei soldi?

FLAT TAX: sperimentazione anche nel nostro paese del sistema fiscale della “tassa piatta” ovvero un aliquota unica per poter coprire i costi dello Stato centrale o per rilanciare quelle economie regionali che negli ultimi anni hanno perso terreno da regioni come la Lombardia o il Veneto. Si tratta di un aliquota unica non progressiva valida per i redditi di qualsiasi tipo, sia di persone fisiche che di imprese, che dovrebbe arrivare ad una percentuale del 20% in circa tre anni. Questo ridurrebbe nettamente la pressione fiscale e disincentiverebbe l’evasione in quanto si dovrebbe pagare di meno e con un sistema estremamente semplificato. Tutto questo è già realtà in alcuni paesi dell’Est come la Romania (in forte crescita economica) e da qualche mese anche nel cantone elvetico di Obsvaldo.

FEDERALISMO PORTUALE: oggi i porti italiani sono fortemente penalizzati rispetto ai porti europei in quanto gran parte del reddito generato non rimane sul territorio ma viene inviato direttamente a Roma. Basti pensare che il porto di Genova trattiene 0,18 euro di “diritti portuali” per ogni tonnellata movimentata, mentre Barcellona ne trattiene 1,05 euro. Questo fa capire perché Barcellona è in forte crescita mentre i porti liguri sono penalizzati dall’assenza di investimenti in infrastrutture, necessarie per la crescita economica del territorio.

DEMOCRAZIA DIRETTA: oggi ci troviamo uno Stato sempre più oppressore e meno liberale; occorre che i cittadini si riapproprino della “politica” e che la classe politica la smetta di auto legittimarsi compiti di cui non è stata delegata. Si parla spesso di rafforzare i poteri del “premier”. Ma poco o nulla di potenziare gli strumenti utili per una sovranità davvero popolare. Per la prima volta in Italia, il 18 novembre 2007 in Valle d’Aosta, è stata sperimentata la democrazia diretta di tipo propositivo: tramite referendum i cittadini possono esprimersi su varie proposte, se le approvano queste diventano effettivamente legge. Nel nostro ordinamento questo tipo di referendum non è previsto; penso sia importantissimo ora portare questa “opportunità” anche al di là dei confini della Valle d’Aosta. Solo con l’introduzione di strumenti di democrazia diretta il cittadino potrà eliminare la “Casta” e tenere realmente sotto controllo i propri amministratori. Con il referendum propositivo il cittadino potrebbe sostituirsi al legislatore, ma soprattutto dare un segnale chiaro alla politica: «O ci fate le leggi che ci servono, o ce le facciamo noi!» .

LIBERTA’ ECONOMICA: da un recente rapporto (Index of Economic Freedom), l’Italia appare come al sessantesimo posto nel mondo in tema di libertà economica, a pari merito con l’Uganda e dietro a Slovenia, Namibia, Kuwait etc. Valuto questo una vera e propria “ancora” per il nostro sistema economico. Gli investitori esteri hanno paura ad investire nel nostro paese per via della mafia, di uno stato poco liberale, di governi poco stabili, di una politica economica quasi mai a lungo termine, di un protezionismo ad oltranza da parte di alcuni amministratori. C’è chi difende la Fiat piuttosto che l’Alitalia, c’è chi difende le banche del nord da acquirenti “non padani”, ci sono gli amministratori pubblici che vorrebbero decidere a chi vendere società private; tutto questo accade nel nostro paese scordandosi che viviamo in un economia globale e che non siamo in grado di dettare noi le regole. Per questo molti investitori preferiscono spostarsi in paesi che offrono maggiori garanzie di stabilità e di libertà economica, lasciando l’economia italiana nelle mani dei vari potentati locali.

Index of Economic Freedom 2008

Secondo la valutazione che ne abbiamo dato nel 2008, l’economia italiana è libera al 62,5 per cento, il che il Paese al 64º posto nella classifica mondiale della libertà economica. Il punteggio generale dell’Italia è più basso dello 0,2 per cento rispetto al dato dell’anno scorso. Nel dettaglio:

Libertà d’impresa – 76,8%
Nel complesso, la libertà di avviare, gestire e cessare un’attività economica è adeguatamente tutelata dall’ambiente normativo del Paese. Le autorità hanno snellito le relative procedure burocratiche. Avviare un’attività economica richiede in media 13 giorni, rispetto ad una media mondiale di 43 giorni. Ottenere una licenza commerciale richiede un numero di procedure pari a 19, inferiore alla media mondiale, e un periodo di tempo superiore alla media di 234 giorni. Cessare un’attività è abbastanza semplice.

Libertà di scambio – 81%
La politica italiana relativa agli scambi è identica a quella degli altri Stati Membri dell’Unione Europea. Nel 2005, la media ponderata delle tariffe doganali comuni dell’UE equivaleva al 2 per cento. Nelle politiche delle autorità europee si ravvisano tuttavia svariate barriere non tariffarie. Le autorità applicano normative alquanto restrittive in campo farmaceutico e bio-tecnologico, gli acquisti da parte degli enti pubblici non sono trasparenti e favoriscono la corruzione, le barriere all’ingresso al mercato dei servizi possono superare la media europea e la tutela della libertà intellettuale è debole. A causa delle barriere non tariffarie, dal punteggio complessivo dell’Italia in relazione alla libertà degli scambi sono stati detratti 15 punti percentuali.

Libertà fiscale – 54,3%
Le aliquote fiscali italiane sono molto alte. L'aliquota massima dell'imposta sul reddito è pari al 43 per cento, mentre l'imposta sulle società ha un'aliquota massima del 33 per cento. Tra le altre imposizioni fiscali, si annoverano l'IVA, un'imposta sugli interessi e una sulla pubblicità. Nell’ultimo anno, il gettito fiscale complessivo ha raggiunto il livello del 40,4 per cento del PIL.

Libertà dallo Stato — 29,4%
La spesa pubblica complessiva, comprendendo i consumi e le attività di redistribuzione del reddito (pensioni, sovvenzioni, ecc.) è estremamente elevata. Nell’ultimo anno la spesa pubblica ha raggiunto il livello del 48,5 per cento del PIL. Ridurre il deficit di bilancio e il debito pubblico (ancora superiore al 100 per cento del PIL) è una priorità, ma il progresso in questo campo è andato a rilento.

Libertà monetaria — 80,6%
L'Italia fa parte della zona dell'euro. L'inflazione italiana è relativamente bassa, con una media del 2,2 per cento tra il 2004 e il 2006. La relativa stabilità dei prezzi è il principale fattore dell'elevato punteggio per quanto concerne la libertà monetaria. Partecipando alla Politica Agricola Comune dell'Unione Europea, l'Italia offre sussidi alla produzione agricola, distorcendo in tal modo i prezzi dei prodotti agricoli. Le autorità, inoltre, dispongono ancora del potere di imporre controlli sui prezzi. Tra i beni e servizi soggetti a tariffe imposte a livello nazionale dallo Stato vi sono la fornitura di acqua potabile, l'elettricità, il gas, i pedaggi autostradali, i farmaci prescrivibili rimborsabili, le telecomunicazioni e i trasporti interni. In conseguenza di tali politiche, che distorcono i prezzi interni, dal punteggio complessivo del Paese è stato detratto un ulteriore 10 per cento.

Libertà d'investimento — 70%
L'Italia è aperta agli investimenti dall'estero, ma il governo può porre il veto all'acquisizione di imprese italiane che coinvolgano investitori stranieri. A partire dal 2006 il governo Prodi ha bloccato alcuni investimenti in aziende italiane. Gli investimenti dall'estero sono fortemente regolamentati per quanto riguarda il settore della difesa, l'industria aeronautica, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi, la compagnia aerea di bandiera e le compagnie di navigazione. L’ente Sviluppo Italia sta cercando di attirare investimenti per il tramite di pacchetti di incentivi. Tra i principali incentivi negativi, vanno menzionati il peso eccessivo della burocrazia, l'inadeguatezza delle infrastrutture, la complessità della legislazione e la rigidità del mercato del lavoro. Gli stranieri, inoltre, non possono acquistare terreni adiacenti ai confini nazionali. Peraltro non vi sono ostacoli al rimpatrio di profitti, trasferimenti di fondi, versamenti o trasferimenti correnti.

Libertà finanziaria — 60%
Il credito viene assegnato ai termini stabiliti dal mercato e la partecipazione straniera è ben accetta. Il numero di banche di proprietà statale si è fortemente ridotto e oggi non restano che tre importanti istituti finanziari (la Cassa Depositi e Prestiti, Bancoposta e l’Istituto per il Credito Sportivo). Le sei banche più grandi contano per oltre il 54,6 per cento degli asset complessivi, sebbene la concentrazione in tale settore risulti inferiore che nel resto d’Europa. Le normative e i divieti possono risultare onerose e ottenere il controllo di un istituto finanziario richiede l'approvazione delle autorità pubbliche. Verso la fine del 2005 è stata promulgata una legislazione mirante a migliorare il sistema normativo. Il mercato assicurativo italiano è il quarto in Europa. Il governo sta cercando di rivitalizzare il mercato dei capitali.

Diritti di proprietà — 50%
I diritti di proprietà e i contratti sono tutelati, ma le vertenze giudiziarie sono lente e numerose aziende preferiscono giungere ad un accomodamento extra-giudiziario. Numerosi giudici sono politicamente orientati. La tutela dei diritti di proprietà è più debole di quanto non sia il caso in altri Paesi dell’Europa occidentale.

Libertà dalla corruzione — 49%
L'esistenza della corruzione viene nettamente avvertita. Sui 163 Paesi classificati nell'edizione del 2006 del Corruption Perceptions Index di Transparency International, l'Italia occupa il 45º posto. La corruzione è più comune di quanto non sia il caso in altri Paesi europei e gli italiano ritengono che i settori relativi agli investimenti siano particolarmente colpiti.

Libertà del lavoro — 73,5%
Le normative sull’occupazione, relativamente flessibili, potrebbero essere ulteriormente migliorate al fine di aumentare le opportunità d’impiego e la crescita della produttività. i costi non salariali di un lavoratore dipendente sono decisamente elevati, ma licenziare un dipendente in eccesso può essere agevole. Le normative sull’orario di lavoro sono relativamente rigide.

venerdì 18 aprile 2008

6° Insubria Festival

Dal 24 al 27 aprile a Marcallo con Casone (MI), presso il Parco Ghiotti: 6° INSUBRIA FESTIVAL. Gli ingressi agli spettacoli e la partecipazione agli stage di danze sono gratuiti. Per il programma clicca qui

giovedì 17 aprile 2008

Esiste l'Italia?

Usare il web per costruire insieme un volume della rivista italiana di geopolitica. Nell'autunno 2008 Limes pubblicherà un volume sull'Italia e il suo sito si apre alle proposte e alle osservazioni di tutti. Attraverso limesonline raccoglieremo le vostre richieste, i vostri articoli, le vostre polemiche sul tema: Esiste l'Italia? E, in ogni caso, conviene l'Italia?

“Noi italiani siamo abituati all’idea di non essere una vera nazione. In realtà, a modo nostro, lo siamo più di quanto crediamo di esserlo. Certo non come gli inglesi, i francesi o gli americani, ma, appunto, all’italiana. Forse non avevamo nemmeno il coraggio di dirlo a noi stessi, fintanto che il tema della nazione è rimasto sepolto nel ben custodito deposito delle rimozioni collettive. Poi, negli ultimi anni, la crisi terminale della Prima Repubblica e l’esplosione della Lega Nord ci hanno ricordato la dimensione geopolitica della nostra vita associata. La stessa utilità dello Stato unitario è stata messa in discussione. Infranto il tabù, non è più possibile esorcizzare la questione nazionale”.
Così iniziava l’editoriale del volume di Limes intitolato “A che serve l’Italia” (4/94). Era l’autunno di quattordici anni fa. Oggi quel tema – la questione nazionale – appare ancora più essenziale. Di più: le ragioni che ci tengono insieme come Stato italiano – stiamo per festeggiarne (2011) i 150 anni – sono messe in questione implicitamente o apertamente da una notevole parte dei cittadini italiani. Molti dei quali si chiedono se l’Italia davvero serva, o se invece i loro interessi di sicurezza e di benessere potrebbero essere meglio garantiti in un altro contesto istituzionale – subnazionale e/o sovranazionale – se non addirittura in assenza di qualsiasi vincolo statuale o parastatuale. E si comportano come se l’Italia non esistesse. Nel loro orizzonte geopolitico e sociale, è l’idea stessa dello Stato italiano, e/o della nazione italiana, a essere messa in causa. Insomma: esiste l’Italia?

questo è l'articolo introduttivo dello Speciale Esiste l'Italia?
con cui Limes sta costruendo il volume dell'autunno 2008 dedicato all'Italia.
Leggi tutti gli articoli dello Speciale Esiste l'Italia?

Non è possibile immaginare tema più decisivo per una rivista italiana di geopolitica. E’ per questo che nel prossimo autunno vi dedicheremo un volume. In vista di questo obiettivo, e per sondare l’interesse e le opinioni dei nostri lettori, il sito di Limes si apre alle proposte e alle osservazioni di tutti. Nel corso dei prossimi mesi, raccoglieremo le vostre richieste, i vostri articoli, le vostre polemiche. Tutte riferite alla questione: Esiste l’Italia? E, in ogni caso, conviene l’Italia?
Uno dei nodi centrali, cui dedicheremo un’intera sezione, riguarda Milano e il suo rapporto con Roma e con il resto dell’Italia. Perché la questione milanese, come fulcro della questione settentrionale e non solo, è storicamente decisiva per l’assetto istituzionale del nostro paese. Per avviare il dibattito, abbiamo quindi deciso di partire da un testo breve ma stringente di tre giovani amici milanesi – Alessandro Aresu, Moris Gasparri, Matteo Scurati – che sottoponiamo alla vostra riflessione e alle vostre critiche.
Per avviare la discussione a partire dal web e costruire insieme il volume di Limes sulla questione italiana, contiamo sulle vostre idee!

Grazie fin d’ora
Lucio Caracciolo

fonte: http://limes.espresso.repubblica.it/2008/04/16/esiste-l%e2%80%99italia/?p=585

Sirchia condannato a tre anni per tangenti

Milano 17 apr. - Per l'ex ministro della Sanità del governo Berlusconi, Girolamo Sirchia, la pubblica accusa aveva chiesto una pena di due anni e nove mesi di carcere. a IV sezione penale del Tribunale di Milano lo ha condannato a tre anni, con la pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.

Accolto quindi l'impianto accusatorio della Procura sulle tangenti nel mondo della sanità milanese, ma la pena è coperta da indulto ed i reati per cui Sirchia è stato condannato sono prossimi alla prescrizione.

"Una sentenza fuori dalla realtà e non condivisibile -ha commentato Sirchia- la tesi dell'accusa ha prevalso sulle testimonianze e sulle prove. Ovviamente mi riservo di impugnare la decisione del Tribunale ".

L'ex ministro ha inotre dichiarato di rispettare quanto deciso dai giudici, ma intende andare fino in fondo per difendere la suo onorabilità. Sirchia ha sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti.

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=9764&titolo=Sirchia%20condannato%20a%20tre%20anni%20per%20tangenti

martedì 15 aprile 2008

Elezioni Politiche: risultati savonesi

All'indomani delle elezioni politiche si può dire che il territorio savonese potrà essere ampiamente rappresentato in Parlamento. Infatti dovrebbero essere stati eletti Franco Orsi, Massimo Zunino e Guido Bonino. Ora bisognerà vedere quanto intendano far contare il loro peso politico all'interno delle istituzioni romane e quanto riusciranno a portare di buono alla comunità savonese. Per adesso mi limito ad augurare un buon lavoro a tutti e tre, sperando di vedere presto risultati positivi per la provincia di Savona, a partire dal problema dei lavoratori della Ferrania, della mancanza di infrastrutture, di rilancio dei nostri porti, della valorizzazione dell'entroterra savonese, etc. Di certo il lavoro non manca.

domenica 13 aprile 2008

Vandali a San Michele deturpata una scultura

SAVONA - Dopo lo choc della baby gang arriva l’attacco dei vandali. Il quartiere di San Michele torna al centro del mirino a meno di quattro giorni dal blitz dei carabinieri che aveva portato alla luce un giro di scooter rubati, spinello libero nei giardini del Matitino e cinque denunce di studenti tra i 15 e i 17 anni. La scorsa notte alcuni teppisti hanno deturpato la scultura dell’artista Graziosa Bertagnin che si trova al centro di piazza Santa Cecilia, proprio sotto al Matitino.
La «cicogna», questo il nome dell’opera d’arte nel cui basamento di marmo è ricavata anche una fontana, ieri mattina appariva con il lungo collo piegato di novanta gradi e con gran parte del basamento sbrecciato. Danneggiato, probabilmente a calci, anche il rubinetto della fontanal.
Uno sfregio che gli abitanti della zona hanno notato immediatamente e che ha deturpato quello che dal 2002 - anno in cui il Comune ha installato la scultura - era diventato per tutti il simbolo, non solo artistico, di piazza Santa Cecilia. «La cicogna» ha una scultura quasi gemella a Savona, il «Ciclogallo» che si trova lungo la pista ciclabile di corso Ricci all’altezza delle Ammiraglie. L’opera della Bertagnin aveva vinto il concorso di scultura intitolato «La città al di là del fiume», premio Marino Bagnasco, organizzato dalla Terza Circoscrizione.
Al bando all’epoca aveva risposto una quindicina di artisti e le cinque opere finaliste erano state anche esposte in piazza S. Cecilia. Una giuria, formata da Giovanni Burzio, Maurizio Bagnasco, Cecilia Chilosi, Maria Teresa Castellana e Carlos Carlè aveva decretato la vittoria di Graziosa Bertagnin.
Lo sfregio alla scultura è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì, ma stato scoperto solo ieri mattina. Alcuni passanti hanno avvertito i vigili urbani in servizio alle scuole elementari Astengo che si trovano a poca distanza da piazza Santa Cecilia. Altri hanno chiamato i carabinieri.

Pochi minuti più tardi è intervenuta la pattuglia di quartiere, costituita dal brigadiere Salvatore Piazza e dall’appuntato Andrea Carle. I militari hanno anche richiesto l’intervento di una squadra di operai del Comune che ha provveduto a recintare la zona della fontana. I carabinieri di quartiere hanno anche raccolto molte testimonianze nella zona. Nel pomeriggio alcuni operai sono poi intervenuti per cercare di risistemare la scultura. Il braccio metallico che sostiene la scultura della cicogna è stato raddrizzato e sono stati rimessi a posto alcuni frammenti di marmo che si erano staccati dal basamento. L’area, però ha continuato a rimanere recintata. Sulla vicenda ieri è intervenuto anche il sindaco Federico Berruti con una battuta: «Sono rammaricato per un episodio di questo tipo che è ancora più grave per il fatto che i vandali si sono accaniti su un’opera artistica».

fonte: LaStampa, 11 aprile 2008

Prossimi impegni dei "Buio Pesto":

Sabato 19 Aprile

ore 10 - Palazzo Ducale, Genova
I Buio Pesto apriranno il "2° Campionato Mondiale di Pesto al Mortaio" cantando l'Inno del Pesto, oramai noto in tutta Italia. www.pestochampionship.it

ore 14 - Trattoria Vettorazzi, via Alessio Olivieri 26 (traversa di via Archimede), Genova
I Buio Pesto parteciperanno all'inaugurazione della nuova sede del Fans Club, posta all'interno di questa trattoria.
www.buiopesto-fansclub.it

ore 18 - Centro Commerciale Fiumara, Genova
I Buio Pesto festeggeranno il sesto compleanno del centro commerciale con un concerto pomeridiano.
E l'indomani (Domenica 20 Aprile) alle ore 17, saranno nuovamente presenti per il taglio della torta! Tutto gratuito!
www.fiumara.net


Lunedì 28 Aprile

ore 15 - Biblioteca Berio, via Seminario 16, Genova
Massimo Morini e Massimo Bosso (Capitan Basilico) parteciperanno alla seconda edizione della manifestazione "Un Prestito Eccezionale". Per tutto il giorno una serie di personaggi noti dello sport, dello spettacolo e delle istituzioni si siederanno al posto degli addetti per svolgere il lavoro di prestito dei libri. il loro turno è tra le 15.30 e le 16.00.
http://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_Civica_Berio


Mercoledì 30 Aprile

ore 20 - Cinema Olimpia, via XX Settembre 274r, Genova
I Buio Pesto assieme ad altri artisti liguri si esibiranno nell'ambito dell'inaugurazione di questo cinema, che esiste da moltissimi anni e che di recente è stato ristrutturato. La proprietà di questo storico cinema genovese è ora di uno degli sponsor che hanno finanziato il film Capitan Basilico. L'ingresso sarà gratuito!


Sabato 31 Maggio

ore 21 - Sala Chiamata del Porto, piazzale San Benigno (dalla Lanterna), Genova
I Buio Pesto si esibiranno in un mini concerto a favore della manifestazione "Music for Peace", dei Creativi della Notte.
Per ogni informazione sulla manifestazione: www.creatividellanottemusicforpeace.org


Sabato 7 Giugno

ore 16 - Hotel Europa, Rapallo (GE)
I Buio Pesto verranno insigniti del prestigioso premio internazionale "Myrta Gabardi".
www.myrtagabardi.org


Sabato 14 Giugno
ore 21 - Ricordi, via Fieschi, Genova
Presentazione del nuovo CD "Liguria"


Sabato 21 Giugno
ore 21 - Inizio Liguria Tour 2008, Giardino del Principe, Loano (SV)

Sabato 20 Settembre
ore 21 - Fine Liguria Tour 2008, Vaillant Palace (ex Mazda), Genova


Venerdì 3 Ottobre
ore 20 - Capitan Basilico, uscita film benefico nei cinema in Liguria.
Verranno organizzate alcune presentazioni pubbliche nei cinema, di cui di forniremo dettagli a Settembre.

Alcune dichiarazioni di Umberto Bossi tra il 1998 ed il 1999:

1998 - 27 ottobre "La Fininvest è nata da Cosa Nostra. Berlusconi è l'uomo di Cosa Nostra. L'anomalia è tutta lì. La Fininvest ha un mucchio di holding. Di cui 16 occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi".

1999 - 24 febbraio "Un massone piduista come l'arcorista non poteva che usare quel linguaggio. In fondo Berlusconi è sempre stato un problema di cosa sua o cosa nostra. Ma né mafia né P2 né America riusciranno a distruggerci"

1999 - 1 ottobre "Io non ho le prove per dire che Berlusconi è un mafioso. Ma pochi, come lui, hanno fatto tanti soldi in poco tempo. Lui ci è riuscito passando attraverso la P2, Craxi e la legge Mammì. Che io sappia, non esiste una polvere magica per fare i soldi".

sabato 12 aprile 2008

Voto di scambio all'estero, Dell'Utri nelle intercettazioni

Indagine su 50 mila schede, coinvolti uomini della 'ndrangheta

REGGIO CALABRIA — Stando all'inchiesta della procura di Reggio Calabria sui possibili brogli elettorali commissionati all'estero, spunta il nome del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Dalle intercettazioni telefoniche il faccendiere-bancarottiere Aldo Miccichè, calabrese di Maropati, avrebbe affidato il compito di sostenere la lista Berlusconi alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, il casato di 'ndrangheta più potente in Calabria. Miccichè, intanto, dal Venezuela dove si è rifugiato per sottrarsi alla condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, avrebbe messo a disposizione del senatore di Forza Italia i suoi legami con il cartello di 'ndrangheta sudamericana per favorire il controllo del voto degli italiani all'estero, mobilitando i consoli onorari.

Nel dossier di circa 430 pagine consegnato al ministro dell'Interno Amato dal procuratore distrettuale di Reggio Calabria Francesco Scuderi e dal pm Roberto Di Palma, si capisce come le schede bianche, circa 50 mila, sarebbero diventate voto utile per il partito di Berlusconi. Miccichè al telefono con Dell'Utri si dice convinto che l'operazione andrà in porto. «Basterà pagare qualche addetto ai lavori — dice rivolgendosi a Del-l'Utri, chiamandolo per nome —. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl». Per tutto ciò c'era un prezzo: 200 mila euro. L'esponente politico azzurro però chiede al faccendiere calabrese garanzie anche sul voto in Calabria. «Nessun problema», si affretta a ribadire dal Venezuela, Miccichè. E per sancire un'alleanza strategica con Dell'Utri invia a Milano Antonio Piromalli, reggente del casato, figlio di Pino, detto «Facciazza », in carcere con il 41 bis e suo cugino Gioacchino, avvocato, radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. Miccichè gli raccomanda al telefono di essere convincenti con il senatore azzurro, facendo trasparire tutta la potenza della cosca non solo in ambito provinciale, ma nell'intera regione. L'incontro avviene nello studio di Dell'Utri. Il senatore forzista resta entusiasta del colloquio tant'è che al telefono, successivamente, si congratula con Miccichè per avergli fatto conoscere due «bravi picciotti».

L'inchiesta della procura di Reggio Calabria nasce per caso e prende spunto da un omicidio. Quello di Salvatore Pellegrino, «l'uomo mitra», assassinato il 5 luglio dello scorso anno a Gioia Tauro. Pellegrino sarebbe stato ammazzato dai Piromalli — è l'ipotesi investigativa — perché ritenuto responsabile dei danneggiamenti alla cooperativa Valle del Marro, un tempo dei Piromalli e oggi, dopo la confisca, passata a Libera di don Ciotti. Le utenze dei Piromalli, in particolare quelle di Antonio e Gioacchino, sono messe sotto controllo. Si scopre così che i due rampolli della famiglia hanno continui scambi con Aldo Miccichè. Il faccendiere parla al telefono con tutti i politici italiani. Per gli inquirenti è un uomo che ha ancora molto potere in Italia. Si sente spesso con Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia. In più occasioni parla anche con i suoi più stretti collaboratori. E chiede un favore: bisogna fare in modo che sia tolto il 41 bis a Pino Piromalli. La richiesta viene anche fatta a Dell'Utri, in cambio dell'appoggio elettorale dei Piromalli. L'indagine Why not della procura di Catanzaro coinvolge il ministro della Giustizia. È l'estate del 2007. La richiesta si blocca.

Carlo Macrì
12 aprile 2008

http://www.corriere.it/politica/08_aprile_12/voto_scambio_utri_5e0f8c4a-085c-11dd-883b-00144f486ba6.shtml

FLAT TAX: la tassa piatta

Ci ha provocato un brivido mentale leggere nel programma de "La Destra" la proposta di applicare la Flat Tax. Più valore alla persona, equità e semplicità i pregi di un sistema ad aliquota unica per tutti che stimola il merito e aiuta a liberarsi dal giogo dello stato-predatore. Con un pò di coraggio, perchè non proviamo a parlarne anche in Italia?
La “questione fiscale” non rappresenta solo una issue fondamentale nella campagna elettorale, ma l'istanza primaria per il rilancio dell' economia italiana. Nell'analisi al programma del PdL abbiamo voluto sottolineare la delusione sul capitolo fisco: nel programma non vi è traccia della riduzione Irpef alle due mitiche aliquote promesse nel 2001 da Berlusconi, 22% e 33%.

Leggendo i programmi degli altri partiti, ci ha stupito non poco leggere nel programma de “La Destra” la proposta della flat tax.
Ovvio che immediatamente, per chi si è sempre lamentato dello scarso coraggio della politica italiana per proposte innovative e “radicali”, leggere ciò ha provocato un piacevole brivido mentale.

Per dovere di chiarezza, riportiamo il passo del programma elettorale del nuovo partito Santanché-Storace (!) sulla riforma fiscale:
“(…) siamo decisamente a favore dell’introduzione in Italia della flat tax, con una aliquota unica non progressiva, che si sostituisca alle odierne Irpef e Ires e sia dunque valida per i redditi di qualunque tipo, senza distinzione tra persone fisiche e imprese. La drammatica situazione dei conti pubblici non ci consente di proporre immediatamente l’applicazione della flat tax ai redditi delle persone fisiche, il cui gettito nell’anno 2006 è stato di 150 miliardi e 248 milioni di euro, pari al 34,8% di tutte le imposte incassate da tutte le pubbliche amministrazioni. L’applicazione della flat tax ai redditi delle persone fisiche, però, rimane nel medio periodo il nostro obiettivo. Proponiamo invece di iniziare immediatamente questo cammino virtuoso applicando la flat tax al reddito delle persone giuridiche, il cui gettito nel 2006 è stato di 35 miliardi e 915 milioni di euro, pari all’8,3% di tutte le imposte incassate da tutte la PA. La percentuale obiettivo che intendiamo proporre è del 20% da raggiungere in tre anni, riducendo del 2,5% all’anno l’attuale aliquota del 27,5%...”

Il passaggio è chiaro e più che condivisibile. Noi, sinceramente, ci vediamo lo zampino di un grande come Pagliarini, ex ministro leghista e da poco membro de “La Destra”.
La flat tax prevede, in sostanza, un sistema di tassazione nel quale ad ogni contribuente, persona fisica o azienda, viene applicata una sola aliquota, indipendentemente dal livello di reddito.
Il contrario dell'attuale sistema fiscale italiano (e della vecchia Europa), ovvero quello che prevede aliquote progressive crescenti all'aumentare del livello di reddito.
Alvin Rabushka, uno degli ideatori e studiosi della flat tax, ne individua almeno tre elementi positivi: minor incidenza sulle decisioni individuali, equità (ciascuno deve contribuire in egual percentuale) e semplicità.

Le positività economiche della flat tax sono quelle, più amplificate, che si avrebbero da un generalizzato e consistente taglio delle tasse, ovvero una consistente crescita economica.
A noi, ovviamente, non interessa solo la prospettiva economica ma anche quella umana ed ideale e la flat tax, a questo proposito, reintroduce la giustizia insita nella libertà individuale del diritto naturale e del diritto pre-statuale.
Garantisce un sistema di equità che non penalizza il merito e il successo, stimolando le persone a fare di più, senza vedere questo impegno finire nelle mani dello stato-predatore.

J.Landi

fonte: http://www.ultimathule.it/node/961